Chi acquista casa con le agevolazioni prima casa anche se l’immobile è un’abitazione di lusso deve versare l’Iva ad aliquota ordinaria del 20%, pena sanzioni.

Se, infatti, paga l’aliquota del 4%, anziché quella ordinaria del 20%, il Fisco emette l’avviso di liquidazione della maggiore imposta dovuta direttamente a carico dell’acquirente mendace non del venditore, in quanto l’acquirente ha dichiarato il falso per quanto riguarda i requisiti necessari per fruire del beneficio prima casa. Così ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 18378 del 26 ottobre.

IL CASO

Il Fisco procedeva alla revoca delle agevolazioni “prima casa” nei confronti di alcuni contribuenti che avevano usufruito dell’aliquota Iva agevolata del 4% (invece di quella ordinaria del 20%, in base al punto 21) della tabella A, parte seconda, annessa al Dpr 633/1972.

I contribuenti che avevano ricevuto l’intimazione al pagamento, impugnavano l’atto, sostenendo che al recupero della differenza dell’imposta tra l’aliquota ordinaria e quella ridotta dovesse provvedere il venditore – unico responsabile verso l’Amministrazione finanziaria – e non l’acquirente, ma la Commissione tributaria provinciale di riferimento rigettava il ricorso, con decisione confermata anche in appello.

COSA DICE LA CASSAZIONE

La Corte di Cassazione non accoglie il ricorso dei contribuenti, in quanto essi non avevano rispettato le condizioni agevolative legittime, avendo usufruito dell’agevolazione prima casa al 4% pur acquistando un’abitazione di lusso. Così l’Amministrazione finanziaria si è rivalsa solo nei confronti dell’acquirente per il recupero dell’Iva e della relativa sanzione del 30% sulla differenza d’imposta dovuta per l’immobile avente carattere di lusso.

Richiamando, infatti, quanto già stabilito dalla giurisprudenza di legittimità (Cassazione 26259/2010), la Sezione tributaria afferma che, in tema di Iva, nel caso in cui la cessione di una casa di abitazione di lusso venga assoggettata, usufruendo indebitamente dell’agevolazione per la prima casa, all’Iva con aliquota del 4% in luogo di quella ordinaria del 20%, l’ufficio emette l’avviso di liquidazione della maggiore imposta dovuta direttamente nei confronti dell’acquirente dell’immobile, in quanto l’applicazione dell’aliquota inferiore da parte dell’impresa cedente è derivata da una dichiarazione mendace dell’acquirente, la quale istituisce un rapporto diretto tra l’acquirente stesso e l’Amministrazione finanziaria.

Quindi viene confermata, per le cessioni soggette a Iva, la natura sanzionatoria per il recupero dell’imposta con sanzione a carico dell’acquirente reo di dichiarazione mendace per quanto riguarda le effettive condizioni per l’agevolazione prima casa, e non nei confronti del venditore (Cassazione 7163/2007).