A due anni dal suo predecessore, “Benvenuti al Nord” arriva nei cinema italiani con il suo carico di luoghi comuni e pregiudizi questa volta mirati alle abitudini dell’Italia settentrionale. Confermando il cast di “{#Benvenuti al Sud}”, fortunato remake italiano del francese “Giù al Nord” (Bienvenue chez les Ch’tis) diretto da Dany Boon che ricompare come produttore esecutivo, il regista Luca Miniero mette in scena una divertente commedia sulle differenze che da sempre legano i due estremi del bel Paese.

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Squadra che vince non si cambia e, infatti, in “{#Benvenuti al Nord}” non manca nessuno: ci sono Claudio Bisio e Alessandro Siani, accompagnati dalle rispettive consorti Angela Finocchiaro e Valentina Lodovini, Nando Paone e Giacomo Rizzo nei ruoli di Costabile piccolo e Costabile grande del vecchio ufficio di Castellabate e Nunzia Schiano, la signora Volpe madre dell’ormai accasato Mattia. New entry del gruppo è invece Paolo Rossi nel ruolo del mega-direttore delle Poste Palmisan, portatore di vibranti innovazioni, taglio di sprechi di tempo e molte altre trovate che poco hanno a che fare con lo spaesato Siani, ritrovatosi al nord grazie ai suoi colleghi d’ufficio.

Mattia (Siani), in piena crisi con la moglie Maria (Lodovini), la quale vorrebbe un marito e un padre del loro piccolo Edinson più responsabile nei confronti della famiglia. Deciso a giocarsi il tutto per tutto, l’impiegato dell’ufficio delle poste di Castellabate minaccia di farsi trasferire al Nord per colpire l’attenzione della consorte, senza immaginare che i suoi due colleghi Costabile grande (Rizzo) e Costabile piccolo (Paone) potessero prenderlo sul serio. E così, in pochi giorni, Mattia si ritrova a Milano, a vivere insieme ad Alberto (Bisio) e Silvia (Finocchiaro) e a lavorare nell’ufficio del suo ex-nuovo capo, alle prese con l’innovativo progetto E.R.P.E.S. studiato dallo zelante Palmisan (Rossi).

Una fotografia alle abitudini del Nord, puntuale e caotico in netto contrasto con la calma serafica del Sud è quella di Luca Miniero che, con “Benvenuti al Nord”, si diverte a ribaltare la situazione facendo emergere una buona parte dei luoghi comuni che più comuni non si può. Dalla ricerca spasmodica per evitare il più minimo spreco di tempo, fino alla poca simpatia verso gli emigranti del sud, sono tante le occasioni in cui non si può far a meno di scoppiare in una sonora risata.

D’altro canto però la storia soffre per un’evidente mancanza di originalità, ovvia conseguenza per mantenere una certa identità con il successo del 2010; non c’è niente di nuovo, se non il punto di vista, nell’inaspettato trasferimento a parti invertite dei due dipendenti delle poste: stupore, incompatibilità e ricerca delle proprie abitudini sono le situazioni vissute da Alberto e, questa volta, da Mattia che nonostante un inizio non proprio rose e fiori riescono a incastrarsi perfettamente nel meccanismo opposto.

Come in ogni buon film, se c’è un treno che viaggia dal sud al nord, la citazione di “Totò, Peppino e… la malafemmina” non può mancare: come i fratelli Caponi che scendono dalla vettura carichi di borse, valigie e beni di prima necessità tra cui le storiche galline, anche la signora Volpe insieme alla nuova famiglia e ai vecchi amici non può fare a meno di sbarcare nelle nebbiose lande settentrionali (tanto nebbiose da richiedere l’uso del giubbotto dotato di fendinebbia, almeno secondo la loro opinione) con una maxi moka, baluardo indistruttibile del caffè del sud unico e originale.

È sotto la bandiera italiana, simbolo dell’unità che va oltre agli ideali regionali, che ci si riunisce in unico popolo: lo sa bene Emma che con la sua versione di “Nel blu dipinto di blu”, inno patriottico quasi alla stregua di quello scritto da Mameli, che si chiude la pellicola, dopo una serie di brani tra cui troneggia una piacevolissima incursione di Davide Va De Sfroos con “El Carnevaal De Schignan”, degno successore de “‘O ballo do’ cavallo” di “Benvenuti al Sud”, e nientemeno che Amanda Lear con “Tomorrow” che accompagna i due pseudo single Alberto e Mattia nel viaggio in moto per le strade della Milano da bere.

Non manca neanche il finale poetico, all’insegna dell’amicizia e dell’amore che non risparmia nessuno, neanche la madre di Silvia – interpretata dalla stessa Finocchiaro – che non riesce a mantenere il suo freddo distacco con il caldo abitante del sud qual è il signor Scapece, giunto al nord anche lui a complicare la situazione tra i due colleghi e amici. In attesa della decisione di Dany Boon di riportare in patria questo nuovo divertissement tricolore, “Benvenuti al Nord” rimane fedele al suo cliché, regalando quasi due ore di piacevole compagnia su questi due mondi tanto diversi quanto simili che, come dice anche l’incomprensibile cittadino di Castellabate “anna sta assiem”.