Era il mese di febbraio quando il giornalista esperto di gastronomia Beppe Bigazzi fu allontanato, o meglio, sospeso dal programma culinario “La prova del cuoco” di Rai Uno. Invitava i telespettatori a cucinare i gatti, considerati ormai a tutti gli effetti come veri componenti di milioni di famiglie che li ospitano nelle loro case.

Grazie a Victoria Cabello e alla sua trasmissione di La7, Bigazzi ha messo una pietra sull’accaduto, riponendo l’accetta da cucina e facendo pace con i gatti. Ha accolto sulle sue gambe Fufi, questo il nome del bel felino, un rappresentante degli animali domestici nostrani.

Una cosa impensabile, almeno per noi, risuona la remota possibilità di cucinare al forno o in pentola un gatto, cosa che non meraviglierebbe molti altri popoli per i quali i felini sono dei cibi succulenti e prelibati. Per noi i gatti sono, e rimarranno, animali da compagnia, giocherelloni ma a volte un po’ schivi.

Così il giornalista si era espresso verso Elisa Isoardi, durante la puntata de “La prova del cuoco” che gli costò l’immediata espulsione:

Una ricetta gustosissima che in Valdarno si chiama Berlingaccio e c’è anche un proverbio per il mese di febbraio, febbraio gattaio, uno dei più grandi piatti del Valdarno era il gatto in umido. Il gatto tenuto tre giorni nelle acque del torrente veniva fuori con le sue carnine bianche e ti assicuro che è una delizia.

Durante l’appuntamento riappacificatore, inoltre, Bigazzi ha voluto sottolineare per l’ennesima volta che le sue parole sono state fraintese:

Non ho dato la ricetta del gatto ma ho semplicemente detto, rispondendo a una domanda, che mia madre in tempi di guerra cucinava il gatto in umido.