Beppe Grillo e il suo consenso vengono stimati al 20%. In questo modo, il Movimento 5 Stelle diventerebbe il secondo partito in Italia, dietro al Partito Democratico, attualmente stimato al 24,7%. La politica italiana spalanca ora nuovi scenari inediti, che potrebbero aprire a una nuova epoca in cui tutto cambia, almeno tra i seggi in parlamento.

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Beppe Grillo e il suo movimento erano dati negli ultimi due mesi al 7% nello scenario della politica italiana, ma hanno vissuto un aumento di consenso dovuto anche all’entusiasmo dei risultati ottenuti nelle ultime amministrative. Ma le amministrative non sempre rispecchiano quello che avverrà alle politiche, perché il voto è mosso da altre logiche: nelle amministrative si cerca di dare fiducia a personaggi locali che abbiano un riscontro reale nella comunità, nelle politiche, in tempi di liste bloccate, è un po’ difficile per le persone esercitare il proprio diritto alla democrazia.

I risultati delle stime sono stati diffusi a seguito di un sondaggio realizzato per La7, in base al quale emerge che il terzo partito è il PDL con il 18,3%, mentre tra i partiti minori IDV e UDC sono al 6,5%, SEL al 5,7%, la Lega Nord al 5%, FLI al 3% e da La Destra al 2,1%.

La questione è particolarmente interessante dal punto di vista politico: sembra quasi che le persone siano stanche di programmi incerti e commistioni ideologiche, rappresentate dal primo e dal terzo partito nei sondaggi, il PD e il PDL, e non se la passano bene neppure il centro puro e gli estremismi. È come se la gente cercasse risposte, che finora Beppe Grillo è riuscito a dare in termini di parole, non di fatti, dato che non è al governo e il suo movimento è entrato in politica da pochissimo. La domanda è: sarà in grado di governare un paese profondamente colpito dalla crisi economica?

Per ora anche le parole, sebbene capaci di entusiasmare, contano poco: Grillo sta dando risposte semplici a domande molto complesse e nel suo movimento non è che siano tutti volti nuovi, come forse vorrebbero gli italiani. Forse la vera risposta sarebbe svecchiare la politica a partire da una nuova classe dirigente di trentenni e quarantenni preparati, e dato che il prossimo anno si rinnoverà la carica di presidente della Repubblica, anche se si tratta di una carica rappresentativa, forse un cinquantenne o un sessantenne non guasterebbero in un orizzonte che appare ancora molto fosco.

Fonte: Il Giornale.