C’è stato un momento in cui tutto è cambiato nella concezione dei telefilm generazionali. Questo momento è stato il 1990, anno in cui negli Stati Uniti fu mandato in onda per la prima volta “Beverly Hills 90210″ il primo vero teen drama della storia. In Italia abbiamo dovuto attendere un paio d’anni prima della messa in onda, anche perché negli States il successo arrivò solo dopo un po’. Ma è stato duraturo nel tempo, tanto da fare di Beverly Hills il più longevo tra i teen drama, con ben dieci stagioni all’attivo.

Dopo di lui ci sono stati gli altri, da “Dawson’s Creek” a “Buffy l’ammazzavampiri”, da “The OC” a “Gossip girl“: tutti hanno preso da Beverly Hills, che risulta essere l’autentico originale, anche se alcuni hanno trovato molte somiglianze con “Happy Days”.

La storia è semplice: una famiglia originaria del Minnesota arriva al ricco quartiere di Los Angeles. I due figli adolescenti e gemelli, in particolare, Brendon e Brenda, si confronteranno con un mondo nuovo, fatto di ricchezza, ma anche di solitudine, affrontando con gli amici che conosceranno via via tematiche di attualità come droga, sesso, omosessualità.

Uno dei personaggi più amati era certamente quello di Dylan McKay, interpretato da Luke Perry e calibrato su un novello bello e dannato alla James Dean. Beverly Hills poteva infatti essere considerato un’evoluzione della concezione anni ’80 degli adolescenti, il cosiddetto “brat pack“: i protagonisti fanno parte di un mondo che gli adulti non sempre comprendono e, per questo, sono spesso alieni (o non possono non diventarlo, come Kelly Taylor che a un certo punto inizia a soffrire di disturbi alimentari) dalla realtà che li circonda.

Il telefilm è ritornato a far parlare di sé ultimamente (lo spinoff “90210” a parte), dopo che è tornato sull’argomento proprio Jason Priestley, che interpretava il protagonista Brendon e che con un nuovo telefilm canadese ha vinto il premio per il miglio protagonista di fiction comedy maschile al Roma Fiction Fest. Priestley ha confessato a Vanity Fair:

Brendon era una noia. Così politicamente corretto, diceva sempre la cosa giusta al momento giusto. […] Mi intristisce vedere che la gente sembra non essersi accorta delle altre cose che ho fatto dopo Beverly Hills 90210. […] Io sono canadese, di Vancouver, famiglia operaia, i miei non mi ostacolarono perché pensavano che, tanto, stando a Vancouver, non avrei mai avuto grande successo. Poi, io ho insistito, ho studiato recitazione, sono andato a Los Angeles. Ma non sono mai troppo cambiato e, appena ho potuto, ho cominciato a produrre e dirigere. Fare l’attore e basta avrebbe significato dipendere troppo dalle scelte altrui e da quel che il fantasma di Brandon significa.