Dopo il Canada, anche il Senato francese ha approvato una proposta del gruppo RDSE per sospendere la commercializzazione e la fabbricazione di biberon costruiti con “bisfenolo A” o BPA.

La molecola del bisfenolo A è presente nelle plastiche dei biberon di ultima generazione, ma assente nei vecchi modelli in vetro, e in alcuni contenitori di plastica rigida per alimenti: bottiglie per bibite con il sistema del vuoto a rendere, piatti e tazze, pellicole e rivestimenti protettivi per lattine e tini e via dicendo.

Il BPA ha la capacità di trasferirsi dal contenitore ai cibi in esso riposti causando danni molto seri: alterando lo sviluppo cerebrale dei neonati, causando malattie dello sviluppo sessuale e sterilità nei maschi, inoltre l’endometriosi nelle donne e, ad alti livelli, producendo effetti cancerogeni e neurotossici.

Il ministro della salute francese, Roselyne Bachelot, ha proposto anche la modifica della percentuale di migrazione di BPA nel cibo, oggi consentita a 0,6 microgrammi per chilo di alimenti.

Questi biberon non sono più in vendita in USA, Canada, Danimarca e, ora, definitivamente in Francia.

Anche l’Italia si sta muovendo verso questa direzione, grazie a una proposta di interrogazione avanzata da Donatella Poretti (Radicali/Pd) con il senatore Marco Perduca nei confronti del Ministro della Salute, per sapere se vuole:

  • Intervenire sulla questione e quali provvedimenti intenda adottare per scongiurare i rischi determinati dall’utilizzo del BPA nei materiali destinati alla conservazione alimentare, in particolare nei biberon per neonati;
  • farsi portatore di tale istanza in sede comunitaria.