Oggi parliamo di una pratica molto diffusa in alcuni paesi soprattutto anglosassoni e in Spagna, ma ancora quasi sconosciuta il Italia: il Birth Paln, ovvero il piano del parto. Si tratta di un’autocertificazione firmata in cui la donna dichiara le proprie convinzioni e richieste in merito al travaglio e al {#parto}, a partire dal luogo dove desidera partorire fino all’assistenza.

Che si scelga il parto ospedaliero o nella propria casa il piano del parto potrebbe essere un documento valido per mettere nero su bianco i propri diritti di partoriente, soprattutto in caso di necessità di episiotomia, manovra di kristeller e simili.

Un modo semplice per ogni futura mamma di specificare i propri desideri riguardo il travaglio e il parto, come anche il primo periodo post partum e l’assistenza da ricevere ovviamente nel caso in cui la nascita del bambino avvenga in maniera totalmente fisiologica e non insorgano pericoli o emergenze.

I recenti documenti del Ministero della Salute in merito alla salute della donna e al parto fisiologico indicano proprio quest’ultimo come l’obiettivo per ogni gravidanza standard, per evitare gli eccessivi tagli cesarei che in Italia raggiungono spesso il 40% dei casi.

In base alle esigenze della partoriente e mantenendo alti gli standard di sicurezza, il parto secondo la legge italiana può avvenire nei reparti ospedalieri, nelle case di maternità riconosciute dalle ASL o infine in casa. Talvolta dunque il piano per il parto può essere anche un modo per avvicinarsi senza paure o timori al grande giorno, sapendo per filo e per segno a cosa si andrà incontro e cercando di pianificare alcune scelte importanti.

Il documento può essere presentato al personale al momento dell’ingresso in clinica, e in linea di massima dovrebbe contenere indicazioni circa la persona che assisterà al parto, se si vuole o meno ricorrere a rimedi antidolorifici, se si è contrarie o meno all’episiotomia, porre qualche limite ad alcune manovre ostetriche, chiedere di passare una parte del travaglio in acqua, specificare chi sarà a tagliare il cordone ombelicale. Si può anche chiedere di avere subito dopo il parto il contatto pelle a pelle con il bambino, e magari di poterlo allattare entro qualche ora dalla nascita, specificare che si desidera effettuare il rooming in (dove possibile), ovvero tenere il neonato in camera con la mamma.

E ancora, è possibile chiedere di potersi muovere durante le prime fasi del travaglio o di poter mangiare qualcosa, esigere che la rottura delle acque avvenga in modo naturale evitando l’amnioressi e comunque essere sempre informate su qualsiasi intervento venga fatto a mamma o bambino, consultando anche il padre.

Per evitare che insorgano incomprensioni o fraintendimenti, inoltre, è bene mostrare il documento prima di entrare in ospedale in fase di travaglio, per capire se tutte le esigenze potranno essere soddisfatte (per esempio se l’ospedale supporta il rooming in o il travaglio in acqua) ed evitare ansie e preoccupazioni dell’ultimo minuto.