Lei è la terza Presidente della Camera donna nel nostro Paese. Dunque una sorta di sordida novità, dopo la Pivetti nel 1994, un piccolo segnale di cambiamento che avremmo voluto ricevere anche dal Colle, ma che non è arrivato.

Parlo della Boldrini (foto by infophoto) naturalmente, una Donna innanzitutto, con curriculum e referenze di tutto rispetto. Dico innanzitutto perché il fatto che sia donna incide molto: incide perché è un simbolo; incide perché ancora ahimè ci stupiamo se una donna ricopre una carica importante; incide perché essendo donna gli insulti sono più facili.

Si è parlato tanto negli ultimi giorni dei messaggi arrivati alla Boldrini dal web: minacce, immagini e fotomontaggi decisamente poco carini, insulti gratuiti. Partiti da una manica di stolti quantomeno maleducati, e diffusisi successivamente a macchia d’olio.

E si è parlato tanto anche della presunta intenzione della Presidente della Camera di voler “cambiare” il web, di tracciare delle regole più nette, di legiferare su un mondo ancora poco domabile (per fortuna o purtroppo??! Altra storia…), di “censurare” a detta di qualcuno.

Tutte questioni importanti, fondamentali, politiche ma anche no: il web è di tutti, le possibilità che tale strumento ci offre pure; così come lo sono la realtà, la società, la Cosa Pubblica, la nostra immagine nel mondo. E quella che trasmettiamo al momento è, ancora una volta, quella dei misogini stellari senza speranza.

Sì perché negli insulti e nella violenza gratuita (perché di questo si tratta) subita dalla Boldrini c’è soltanto questo: non c’è colore, non c’è politica, non c’è idealismo, non c’è nemmeno razzismo. C’è soltanto un odioso, insopportabile e deprecabile sessismo sempre uguale a se stesso.

Se il Presidente della Camera fosse stata un uomo tutto ciò non sarebbe successo: non ci sarebbero andati di mezzo stupri, insulti da strada, minacce di morti violente perpetrate con la forza. E’ che la verità, purtroppo, è una sola: quando la “vittima” è donna è molto più facile colpire. Esistono tutta una serie di insulti e volgarità preconfezionate, già scritti e adattati all’universo femminile, che non esistono per la controparte maschile e che sono legati a preconcetti e luoghi comuni difficili a morire, oltre che alla concezione di una società maschilista che trova più facile dare la colpa di tutti i mali del mondo alle donne, come in fondo ci insegna il Peccato Originale.

E se le volgarità precostituite poi arrivano dal web, allora diventa tutto estremamente più semplice, perchè c’è l’anonimato a coprire facce, nomi, identità. E anche questo rischia di diventare un luogo comune. E non mi si venga a parlare di censura: la libertà d’espressione è lecita quando esiste un’espressione, appunto. L’insulto gratuito non è espressione, l’insulto gratuito è violenza, maleducazione pura, mancanza assoluta di intelletto, cecità.

A questo punto sposo le intenzioni di chi, attraverso una regolamentazione del web più attenta a dinamiche diverse dalla vita reale ma profondamente influenzanti, punti a spazzare via la violenza e la discriminazione contro le donne a partire dalle parole. Perché le parole sono importanti. Perché se una cosa non la chiami in qualche modo, quella cosa non “esiste”. E viceversa.