Uno studio da parte di un’università americana getta nuova luce sulla cura Zamboni contro la sclerosi multipla. L’indagine è stata condotta dalla Wayne State University ed è stata presentata in questi giorni a Bologna in conclusione del convegno annuale della Società Internazionale per le Malattie Neurovascolari (Isnvd) di cui è presidente il medico Paolo Zamboni.

Secondo la ricerca solo 8 soggetti sani su 100 presentano i segni della Ccsvi, ossia l’ostruzione delle giugulari che secondo la cura Zamboni che sta venendo sperimentata in alcuni ospedali e sostenuta dalla vedova di Luciano Pavarotti, Nicoletta Mantovani, è strettamente legata all’insorgere della sclerosi multipla.

Galleria di immagini: Nicoletta Mantovani

Alla ricerca hanno preso parte studiosi e medici da tutto il mondo, che si sono riuniti anche per uniformare i dati in possesso dei singoli: in assenza di questi, sarebbe stato impossibile stilare una percentuale della casistica registrata in ogni luogo della Terra.

La cura Zamboni appare all’avanguardia perché non invasiva e non legata alle analisi di un singolo medico che potrebbe sbagliare.

Ecco quanto risulta in base agli atti del convegno:

“Dal punto di vista diagnostico, una delle principali obiezioni era legata alla diagnosi della Ccsvi, perché troppo vincolata all’Ecocolordoppler e alla capacità di lettura del medico operatore. Zamboni ha messo a punto un nuovo metodo diagnostico, la pletismografia cervicale, attraverso cui sarà possibile effettuare una prima diagnosi di screening con un’elevata attendibilità diagnostica, senza essere operatore dipendente.”