Sono sempre di più i futuri genitori che maturano la solida convinzione che sia importante stabilire un legame con il feto prima che venga al mondo, quando è ancora nella pancia della mamma. Nonostante per molti sia un atteggiamento naturale e innato, creare e coltivare un rapporto empatico e spirituale con il bambino che sta per nascere è una tecnica con un nome preciso.

Si chiama “bonding” e consiste, appunto, nell’iniziare un rapporto profondo fra il feto e i futuri genitori e che, poi, verrà consolidato durante tutto il primo anno di vita. Si tratta, in sostanza, di interazioni fisiche ed emotive che servono a stimolare nel feto la percezione e il riconoscimento di quel legame che si concretizza al momento della nascita. Le future mamme possono essere abituate a parlare con il bambino nel pancione, raccontargli le favole o cantargli una canzone sempre utilizzando un tono di voce dolce e non troppo alto.

Allo stesso modo, accarezzare il pancione esercitando delle leggere pressioni aumenterà la reattività del bambino che, si dice, riesca a percepire gesti e voci di mamma e papà fin dalle prime ore di vita. Man mano, ovviamente, la futura mamma riuscirà a cogliere i segnali e a gestire le carezze e le stimolazioni emotive in base alle reazioni del feto.

Il bonding prenatale è una pratica sempre più diffusa anche fra i futuri papà che, ansiosi di incontrare per la prima volta il bambino e preoccupati di non riuscire a stabilire un legame immediato e profondo con lui, si impegnano per trasmettere al feto la sensazione di serenità e familiarità e per migliorare le sue capacità sensoriali. Le ecografie dimostrano che, intorno al sesto o settimo mese di gravidanza, alcuni comportamenti del bambino nel pancione cambiano quando percepisce il tocco o la voce paterna.

In particolare, i papà possono, proprio come le mamme, parlare e cantare al feto attraverso il pancione con un tono morbido e rassicurante. Richiamare il bambino con una stimolazione tattile, invece, implica dei tocchi leggeri sul pancione della mamma, con il palmo o il dorso della mano e con le dita. Le carezze non sono mai abbastanza e sono lo strumento più utile per stabilire un legame profondo con il feto e per comunicargli amore.

Può essere utile per i futuri genitori, inoltre, assumere una posizione a incastro che consenta a entrambi di muoversi in modo sincronizzato per cullarsi e cullare dolcemente il bambino. Sdraiato sul letto o seduto con le spalle rivolte verso il muro e le gambe divaricate, il futuro papà può cingere l’addome della sua compagna con le braccia e cominciare insieme a lei a respirare e muoversi lentamente, creando per il feto una sorta di culla naturale.