Qualche giorno fa, in merito alle statistiche affatto lusinghiere relative ai salari delle donne straniere in Italia, concludevamo pensando all’imprenditoria: una spinta di emancipazione. La conferma è arrivata: in Italia sono quasi centomila le imprenditrici straniere.

Lo spiegano i dati di ConfCommercio e Censis: nel Belpaese ci sono 98.294 donne straniere in carriera, altro che badanti (con tutto il rispetto, naturalmente, di tutte le professioni), che si stanno facendo notare in particolare nel terzo settore, dove multietnico è bello, ma che cresce anche dove gli altri sono fermi, come industria (+5,8) e agricoltura (+ 3,7).

Nei servizi alla persona, nelle agenzie di viaggio, ma anche nel commercio e ristorazione (dove sono particolarmente presenti le cinesi, che da sole rappresentano il 15 per cento del totale e sono le più numerose) è un vero boom di imprenditoria rosa: nell’80 per cento dei casi hanno meno di 50 anni, e una su sei ha meno di trent’anni.

Tra le regioni dalla multietnicità imprenditoriale più marcata troviamo il Friuli-Venezia Giulia, con l’11,9 per cento, l’Abruzzo, con il 10,8 per cento, e il Lazio, con il 10,5. Al contrario, Basilicata, Sardegna e Valle d’Aosta sono le regioni con il tasso di più basso, poco sopra il 5 per cento.

L’Osservatorio sull’evoluzione dell’imprenditoria femminile nel terziario col suo ultimo rapporto disegna l’Italia del nuovo secolo, dove l’integrazione e l’avanzamento sociale delle straniere è molto diverso da quello raccontato dai media, dove fa capolino ancora il vecchio concetto dello straniero che “ruba” lavoro. Qui si parla di stranieri che il lavoro lo creano.

La quota delle imprenditrici straniere sul totale, infatti, è ormai a due cifre in tutti i settori: dal 13,5 per cento dei servizi al 9 per cento del commercio, un’imprenditrice su dieci, ormai, è straniera. Un fattore di integrazione senza pari, anche secondo Patrizia Di Dio, neopresidente di “Terziario donna di Confcommercio”, che così ha commentato i dati:

“La donna immigrata appare come interprete principale di un lento e silenzioso sviluppo all’interno della società e la sua integrazione agevolerà il processo di edificazione e consolidamento di una società realmente multietnica e interculturale. Il mercato è uno dei pochi settori in cui a differenza di altri, si possono affermare le pari opportunità. Infatti il mercato è meritocratico, premia le capacità imprenditoriali, il know how, indipendentemente dal sesso, dall’etnia, dalla religione.”