Con i primi stream ufficiali, in particolare quello proposto da Metro, “Born This Way” è finalmente disponibile a tutto il pubblico dei little monsters. La nuova fatica di Lady Gaga si rivela come un album sicuramente piacevole, ma forse sottotono rispetto alla promozione fastosa degli ultimi mesi. La sensazione è che l’opera disponga di due anime: quella più ruvida, irresistibile e con ottime canzoni, e quella più danzereccia, decisamente meno innovativa.

Non ci soffermeremo sulle canzoni già pubblicate negli ultimi giorni, ovvero “Born This Way”, “Judas“, “The Edge of Glory”, “Hair” e “Marry The Night”, perché abbiamo già avuto l’occasione di parlarne in modo ampiamente diffuso causando, a volte, l’ira dei little monster più sfegatati. Di seguito, le opinioni sui restanti brani dell’album, in uscita nei negozi il prossimo 23 maggio.

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La recensione inizia scegliendo due canzoni che il pubblico ha già avuto modo di ascoltare in versione remix: “Scheiße” e “Government Hooker”. Le aspettative su questi due pezzi non sono state affatto tradite ed entrano di diritto nelle prime posizioni dei brani migliori di “Born This Way”. “Government Hooker” ha un ritmo incalzante e a tratti ipnotico, in pieno stile Lady Gaga, che stringe l’occhiolino all’elettronica anni ’80 e ’90 con il proprio sound marcato. La martellante frase del ritornello, “I’m gonna drink my tears tonight”, ad ascolti ripetuti diventa assolutamente irrinunciabile. “Scheiße“, invece, è il piccolo capolavoro dell’album: con rimandi alla techno berlinese, aiutata anche dal ricorso all’uso del tedesco, i suoi suoni taglienti lontanamente industrial la rendono a nostro parere la traccia migliore dell’opera. Queste due canzoni, unite a “Judas”, rappresentano il nocciolo più aggressivo e invitante dell’album e, per questo, passano indenni i giudizi più critici.

Americano” merita un menzione a sé stante. Il primissimo ascolto lascia basiti perché, volendo ricorrere a una metafora provocatoria, la sensazione è di essersi collegati per sbaglio alle frequenze di un’emittente satellitare del nord est europeo in pieno delirio da sagra di paese, nonostante il mood dichiarato dovrebbe essere invece d’ispirazione messicana. Gli ascolti ripetuti, invece, ne dimostrano le potenzialità da tormentone difficile da cancellare dalla mente. Lo definiremo, perciò, come un’assuefante tecno-polka, assolutamente divertente ma forse non così necessaria.

Bloody Mary” apre invece lo spazio alle canzoni più pop, alle danzerecce e anche a quelle teoricamente impegnate, come “You and I”. In realtà, fra tutte queste è l’unica traccia che riesce a ottenere una sorta di sufficienza. Il ritmo è abbastanza calmo, tipico da canzone pop senza eccessive pretese, ma a tratti ripetitivo. Da rimarcare come circa a a 2 minuti e 30 vi sia l’incursione di un coro maschile che, in pieno stile messa domenicale, intona un inquietante “Gaga”. Una sensazione di continuo “già sentito”, infine, pervade l’intera durata del pezzo

Iniziano quindi le note dolenti. “Bad Kids” è un brano prettamente dance, per nulla originale, a tratti irritante per la sua semplice ripetitività. Anche “Highway Unicorn” ed “Electric Chapel” non brillano certo di chissà quale originalità. La prima cerca di riabilitarsi con un ritmo certamente ballabile, ma non propriamente stimolante, in particolare con l’ossessività di frasi come “run run pony run run”. “Electric Chapel” sembra invece saccheggiare un po’ da tutti, a partire dagli Eurythmics fino ad arrivare ai Cardigans, passando per Madonna, Kylie Minogue, Cindy Lauper e chi più ne ha più ne metta. Un calderone musicale di cui, effettivamente, non si sentiva l’esigenza. Decisamente migliore “Heavy Mental Lover“, dai tratti ipnotici di ispirazione quasi trip hop. Anche questo tentativo, però, sembra dimostrare serie difficoltà di decollo.

Quale giudizio si merita, in definitiva, “Born This Way“? Non si può di certo affermare sia un brutto album, perché diverse canzoni meritano davvero un ascolto ripetuto e, non ultimo, è evidentemente al di sopra delle potenzialità delle varie cantanti pop del momento. Non vi sarebbe onestà, tuttavia, nel non dichiarare come nell’insieme appaia un’opera sottotono, perché a fianco di quattro brani meritevoli si affiancano pezzi non particolarmente coinvolgenti, seppur tutto sommato piacevoli da ascoltare. Il problema di “Born This Way”, perciò, è la grande aspettativa che la produzione targata Gaga ha generato in tutti questi mesi tramite dichiarazioni al limite dell’inverosimile. Il tanto sbandierato industrial, ad esempio, sembra aver sfiorato l’opera solo di striscio, con vaghi rimandi che però non lo caratterizzano come tale. Le affermazioni entusiastiche di Lady Gaga e di Elton John, i quali avevano promesso che “Born This Way” sarebbe stato l’album del decennio, appaiono con il senno di poi ampiamente opinabili. Gli unici dieci anni degni di nota dell’opera sembrano essere quelli targati ’90, saccheggiati dalla popstar di New York senza troppe remore e con una rielaborazione forse minimale, per non dire carente.