L’entrata in vigore della legge per cui sono vietati i sacchetti in plastica tra supermercati ed esercizi commerciali, non è stata indolore. C’è chi non riesce proprio a ricordare di prendere la busta di tela, chi fa un uso eccessivo delle buste di carta, per non parlare delle false buste biodegradabili.

In definitiva ha dell’incredibile come le cose da noi rischino sempre di diventare caotiche anche quando si tratta di una semplicissima busta della spesa. Mentre nel resto d’Europa erano state bandite da tempo e in modo piuttosto indolore, in Italia non riusciamo pienamente a staccarci dalle care buste di plastica.

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C’è chi si lamenta del fatto che si è costretti a usare tante buste di carta, sacrificando quindi gli alberi, e chi di non riuscire mai a ricordare di portare con sé le buste di tela. Ma soprattutto c’è già chi ha iniziato a fare il “furbetto” anche riguardo alle buste biodegradabili.

Appena un mese fa infatti Legambiente aveva denunciato alcuni produttori di cosiddetti biosacchetti per pubblicità ingannevole: non si trattava infatti di materiali effettivamente biodegradabili ma di plastica con l’aggiunta di un additivo (ECM), e impiegano almeno cinque anni prima di essere smaltite.

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha dato ragione all’associazione ambientale perciò i falsi biosacchetti sono stati messi al bando. Se non fosse che già sono ricomparsi a Napoli, dove la versione Made in China sembra spopolare, soprattutto visto che ovviamente costa molto meno della versione realmente bio.

I finti sacchetti-bio hanno le stesse sembianze di quelli veri, con le scritte “riciclabile” e “biodegradabile” stampate sopra, ma non si smaltiscono. La giungla delle sportine più o meno ecologiche sta diventando anche più fitta per le piccole differenze da una e l’altra: ci sono quelle biodegradabili e quelle bio ma non compostabili, tanto per dirne una.

Per non parlare del fatto che hanno effettivamente un odore non proprio gradevole, ma questo è davvero il meno, e soprattutto si rompono praticamente con un grissino. La soluzione ideale è usare le sportine di tela, ma poi la spazzatura, tra organico, vetro, carta e indifferenziata dove si mette?

Insomma è evidente che aver abolito i sacchetti di plastica è stato un enorme passo avanti per l’ambiente, tutti sanno che i derivati del petrolio sono una disgrazia per noi e per la natura tutta: chi non ha in mente quelle immagini tremende di balene con le budella aggrovigliate nei sacchetti di plastica, o le tartarughe marine con le zampe impigliate nella cellulosa? Ma è altrettanto evidente che abbiamo ancora molta strada da fare prima di arrivare a una matura coscienza ambientale.