Brad Pitt, fresco di nomination come miglior attore protagonista ai prossimi premi Oscar che si terranno il prossimo 26 febbraio a Hollywood, non perde occasione per dire la sua su “Moneyball – L’Arte di Vincere” che proprio oggi arriva nei cinema italiani. Candidata a ben sei premi, tra cui quello di miglior film e miglior sceneggiatura non originale, la pellicola diretta da Bennett Miller è basata sul libro “Moneyball: The Art of Winning an Unfair Game” di Michael Lewis e sulla squadra di baseball Oakland Athletics di cui Billy Beane, interpretato per l’occasione proprio dall’attore quarantottenne, è stato il General Manager.

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Proprio del suo personaggio {#Brad Pitt} ha svelato il rapporto con Peter Brand, neolaureato in economia a Yale che ha messo a punto uno schema per tirare su una squadra potenzialmente vincente ma a costo bassissimo. Una relazione che si costruisce pian piano, grazie soprattutto alla stima reciproca e alla schiettezza tra i due:

«Beane mette alla prova la teoria di Brand chiedendogli se lo avesse voluto scegliere al Draft, essendo stato Beane un giocatore della Major League prima di diventare General Manager. Benché gli osservatori reputassero Beane un giocatore eccezionale, la sua carriera nella Major League era stata deludente. Incalzato, Brand ammette che non lo avrebbe scelto prima del nono round di draft, e che Beane sarebbe probabilmente finito a giocare al College invece. Cogliendo l’occasione, Beane assume Brand come assistente General Manager degli Athletics».

È un rapporto simbiotico quello che c’è tra i due, entrambi legati alle capacità dell’altro per poter portare al successo una squadra ormai a un passo dal fallimento:

«Billy come General Manager aveva potere ma il personaggio di Peter era il suo bazooka, il suo arsenale. Hanno bisogno l’uno dell’altro per far funzionare le cose; Peter ha bisogno delle risorse di Billy che ha sua volta ha bisogno delle idee di Peter e questi due elementi insieme funzionano, come Renegade, che è quello che mi ha colpito della loro storia».

Nei panni di Peter Brand c’è il ventottenne Jonah Hill, attore e sceneggiatore statunitense che si è fatto le ossa in film come “40 anni vergine”, “Molto incinta” e “Suxbad – Tre menti sopra il pelo” prima di guadagnarsi la nomination come migliore attore non protagonista proprio in “Moneyball – L’Arte di Vincere”; un ruolo agli antipodi, questo, rispetto al suo passato dedicato alla comicità surreale e spesso sguaiata che, lo stesso Brad Pitt, non ha potuto non sottolineare:

«Come sapete è un ragazzo divertente, un po’ come Danny McBride, Seth Rogen o Russel Brand, loro fanno un nuovo tipo di commedia, che pur spingendosi all’estremo sono ancorati alla realtà e prendono spunto dalla vita di tutti i giorni ed è molto interessante, fanno cose grandiose. E qui lui scappa dalla gente, rimane defilato, è piuttosto calmo e tranquillo… non è il Jonah Hill che ti aspetteresti».