Buffy l’Ammazzavampiri di Joss Whedon, partiamo dal principio: una ragazzina cammina in un vicolo, incontra un vampiro e lo fa a polpette. Qualcosa non quadra. Secondo le regole di genere, infatti, la bionda dovrebbe essere la prima a morire, ma Buffy non è la solita teenager, bensì la cacciatrice prescelta per sconfiggere le creature delle tenebre. Whedon inaugura così un nuovo filone seriale destinato a cambiare la storia della televisione.

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Il papà di Buffy The Vampire Slayer utilizza creature della notte, demoni della vendetta e ragazze invisibili per raccontare un universo del possibile in cui i mostri sono reali. A ucciderli troviamo Buffy, una ragazza frivola, dedita allo shopping e ai pettegolezzi, ovvero l’opposto degli eroi cinematografici anni ’90, tutto muscoli e testosterone. L’esordio di BTVS arriva al cinema nel 1992, ma la sceneggiatura Whedoniana viene interamente travisata dalla regista, Fran Rubel Kazui, la quale dirige un film insipido che solo lontanamente racchiude le caratteristiche vincenti del personaggio.

Dopo il flop in sala, nessuno avrebbe scommesso su Buffy, solo l’emittente The WB diede una possibilità al programma inserendolo in palinsesto come rimpiazzo di metà stagione. In piena libertà creativa Whedon realizza un telefilm diverso da tutto quello che negli anni ’90 popolava gli schermi: dal teen drama in stile Beverly Hills 90210, alla commedia horror di John Landis, Un lupo mannaro americano a Londra, lo sceneggiatore e regista unisce i generi più diversi e crea un prodotto televisivo difficilmente categorizzabile.

Dialoghi brillanti, persi quasi interamente nel disastroso doppiaggio italiano, personaggi ben raccontati e acute metafore fanno di BTVS un appuntamento settimanale imperdibile per i telespettatori di tutto il mondo. Sì, perché dietro a quel titolo un po’ superficiale, Buffy l’ammazzavampiri, si cela uno dei telefilm più visionari e profondi della televisione. A rendere la storia interessante è la rilettura del liceo come luogo infernale, situato sotto la bocca dell’inferno, a cui si unisce un’attenta caratterizzazione psicologica dei personaggi.

Tutti i protagonisti intraprendono un percorso di crescita, dall’adolescenza all’età adulta, realistico e sfaccettato, andando al di là della sterile caratterizzazione dei serial anni ’90. Non esistono personaggi completamente buoni o estremamente cattivi, ogni interprete attraversa un suo percorso, spesso in bilico tra bene e male. Buffy, Spike, Willow, Faith, Cordelia, solo per citarne alcuni, vengono inizialmente presentati attraverso stereotipi (la ragazza superficiale, il vampiro, la secchiona, la cacciatrice malvagia, l’antipatica) per poi maturare un’identità personale, messa più volte in discussione dalle loro azioni.

Anche il telefilm cambia pelle, da serial per teenager a un’opera per adulti, Buffy cresce insieme ai telespettatori. Le tematiche diventano più significative: con grande inventiva ed estrema sensibilità, Joss Whedon tratta temi delicati come la ricerca di se stessi (Buffy e il ruolo di prescelta), la solitudine (la ragazza invisibile, Jonathan), la famiglia rappresentata non come gruppo parentale bensì come nucleo amicale (Tara), l’omosessualità (Willow), l’abuso di droga (la magia) e molto altro ancora senza mai giudicare le scelte dei personaggi.

Inoltre, l’approccio inesperto di Whedon al mezzo televisivo ha permesso all’artista di rendere BTVS un terreno fertile per la sperimetazione. Buffy è infatti il telefilm che più di tutti ha saputo giocare con i filoni attraverso episodi sempre diversi e nuovi, anche stilisticamente. Tra i più significativi, Hush, girato senza l’utilizzo delle parole; Who are You?, con la memorabile analogia magia/primo rapporto sessuale; Restless, visionario e Lynchiano; The Body, esempio forse unico nel campo televisivo in cui la morte viene rappresentata in modo così realistico e crudo; Once more with feeling, un affettuoso tributo al genere musical, fino a Normal Again in cui Whedon propone una coraggiosa rilettura della storia.

Non manca la critica verso la serialità statunitense, troppo prevedibile: l’improvvisa presenza di Dawn nella quinta stagione, ad esempio, è una chiara presa in giro dell’espediente narrativo più abusato di sempre, ovvero il brusco inserimento nei serial di parenti mai visti prima. Solo dopo una manciata di episodi gli autori daranno una spiegazione sull’arrivo di Dawn. Joss Whedon è infatti un autore imprevedibile, sempre pronto a stupire lo spettatore attraverso colpi di scena inaspettati, come l’assassinio di Tara in Seeing Red. Ma forse è per questo che i fan lo amano così tanto, per il suo disinteresse nel raccontare quello che piace al pubblico, ma solo quello che piace a lui.

E a distanza di 15anni dal primo episodio, i fan della serie sono ancora tra i più attivi di tutto l’universo telefilmico. Per gli ammiratori, esistono anche uno spin-off, Angel, e un’ottava stagione a fumetti, edita in Italia da Edizioni BD, entrambi scritti da Joss Whedon. Come tutti i precursori, BTVS ha segnato un’intera generazione d’autori grazie a un personaggio Pop per sempre nella storia del piccolo schermo. D’altrone è impossibile non amare una cacciatrice di vampiri il cui primo pensiero non è vincere, bensì quello di non rovinarsi l’acconciatura. C’è del genio.