Il bullismo è senza dubbio uno dei problemi maggiori che si possa verificare all’interno delle mura scolastiche e che coinvolge ogni anno migliaia di studenti, spesso restii a denunciare il fenomeno.

Violenze fisiche o verbali ricorrenti e continuative vengono scagliate contro un individuo – bambino o adolescente – del tutto innocente e preso di mira da parte di ragazzini prepotenti perché considerato un bersaglio debole. Dal suo canto la vittima prova dei sentimenti angoscianti e d’impotenza, oltre a riportare danni psicologici importanti in quanto quotidianamente perseguitata e non in grado proteggersi. Questo può provocare nell’individuo attacchi di panico, insicurezza, una chiusura nel socializzare ma anche ansia e, in casi più gravi, anche depressione, un calo del rendimento scolastico che spesso si manifesta nel volere abbandonare gli studi.

Specie all’interno della scuola si possono verificare due tipi di bullismo, quello diretto e quello indiretto. Il primo ovviamente riguarda qualsiasi tipo di violenza – verbale-psicologica e fisica – per il quale il bullo colpisce la sua vittima“faccia a faccia” per sminuirla come persona con insulti verbali (spesso legati anche a razzismo e minacce) e violenze fisiche; mentre il bullismo indiretto – ugualmente pericoloso rispetto al primo – si verifica quando la figura del bullo fa di tutto per emarginare la propria vittima da un gruppo di persone, isolandola per mezzo di calunnie e pettegolezzi nei suoi confronti. Ovviamente le cause di questo fenomeno vanno ricercate attraverso i comportamenti del bullo, cercando di capire il suo background familiare, gli ambienti che frequenta e, soprattutto, il suo stato d’animo – per il quale si nota spesso invidia e bassa autostima -, in modo da capire se c’è qualcosa di base che possa disturbarlo. Ciò che spaventa sempre di più sono anche i mezzi con la quale vengono compiute queste intimidazioni, utilizzando anche delle armi per impaurire ulteriormente l’individuo preso di mira.

Nonostante vi siano moltissime campagne ed iniziative in circolazione che denunciano e cercano di contrastare il fenomeno – tra queste ricordiamo la campagna “Smonta bullo” dell’ex ministro della Pubblica Istruzione Fioroni- il problema appare sempre più persistente.

Cosa fare

Molte volte il bullismo viene considerato semplicemente come una sorta di fenomeno che appartiene ad una fascia della propria crescita, oppure una semplice “bravata da ragazzi”, che avviene soprattutto nei quartieri in difficoltà, ma non è assolutamente così e va denunciato prima di trovarsi ad aver a che fare con situazioni drastiche, spesso culminate con un suicidio o corse in ospedale.

Che siano violenze meramente verbali oppure violenze fisiche, bisogna sempre denunciare quanto accaduto ai propri genitori, in primis, perché spesso riescono ad avvertire quando qualcosa non va. In questi casi bisogna mettere da parte la vergogna e la paura di spiegare quanto subito e, una volta parlato con loro, ci si può rivolgere anche al proprio istituto e parlare con i docenti o chi di dovere all’interno della struttura. Questi potranno poi decidere se intervenire sulla classe cercando di promuovere valori fondamentali per vivere meglio in gruppo, quale il rispetto e la solidarietà.

In ogni caso l’importante è non isolarsi e continuare a mantenere delle relazioni con i propri coetanei e camminare a testa alta, perché nessuno di questi individui ha l’autorità né alcun diritto di sentirsi in potere di compiere certi atti.

Se non accade nulla e gli episodi di bullismo si verificano nuovamente, allora si potrebbe anche pensare di trasferire la vittima in un’altra scuola oppure passare alle maniere più drastiche: compilando una denuncia presso un organo di polizia o presso la questura. Perché il bullismo, se bene in Italia non sia riconosciuto come reato, può essere legato a reati penali come percosse o lesioni con tracce più o meno gravi (art. 581 e 582 codice penale), danneggiamento alle cose (art. 635), minacce (art. 612), ingiuria o diffamazione (art. 594 e 595), furto (art. 624), molestia o disturbo alla persona (art. 660) e nel peggiore dei casi anche stupro (art. 609). Per questi motivi, a seconda del danno subito (morale, biologico o esistenziale), può essere richiesto un risarcimento.

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