Derisioni, insulti, pestaggi, violenze sessuali e morte: sono questi i tragici fatti che, con ormai cadenza quotidiana, colpiscono la comunità GLBT. Lo abbiamo appreso dai numerosi suicidi gay avvenuti negli Stati Uniti, così dai crimini omofobici commessi negli ultimi tempi nel nostro paese. Si tratta di un problema sociale e culturale di estrema urgenza, che non può essere più ignorato. In tutto questo, però, la politica sembra disinteressarsene e, come se non bastasse, i gruppi religiosi tendono aumentare il conflitto.

La questione è oggi sulle prime pagine dei giornali, grazie all’impegno di Joel Burns, un moderato statunitense, che durante una seduta del consiglio della propria città ha voluto raccontare la propria esperienza con il bullismo e dar forza a tutti i giovani omosessuali vittime di violenze.

I suoi 12 minuti di intervento sono stati rimbalzati in rete, per poi essere ripresi sulle televisioni e sui giornali di tutto il mondo, Italia compresa. Un contributo certamente utile per scuotere le coscienze, per dimostrare come la violenza non sia affatto una soluzione alla diversità. Nel suo discorso, infatti, Joel ha ribadito come l’adolescenza sia un periodo infelice per i giovani gay, continuamente costretti a soprusi di ogni genere. Raccontando la sua trasformazione da teenager prossimo al suicidio a uomo soddisfatto e felice, Burns ha voluto dare un barlume di speranza a tutti gli omosessuali, dimostrando come convivere e vincere l’omofobia sia possibile e soprattutto doveroso.

Cercare di capire le ragioni del bullismo, però, appare assai difficile. Vi sono stereotipi culturali molto radicati nella società e, purtroppo, ancora oggi fomentati sia dalla politica che dalla religione. Abbiamo avuto modo di informarvi pochi giorni fa delle estreme dichiarazioni in merito di Christine O’Donnell, rappresentante politica statunitense pronta ad esportare le proprie teorie nel Bel Paese, mentre proprio di ieri è la notizia che Ken Buck, repubblicano a stelle e strisce, ha affermato che l’omosessualità è al pari dell’alcolismo. E gli esempi fra i nostri politici nostrani non sono affatto carenti, così come non mancano tra gli esponenti del mondo cattolico: tra parroci che si augurano la violenza di massa contro gli omosessuali e cardinali che considerano la bestemmia un peccato ben inferiore all’omosessualità, vi è davvero un tripudio di teorie contro la tolleranza.

In un simile contesto, appare scontato che i giovani crescano predisposti alle leggi della violenza: i genitori, la politica e la religione li istruiscono a essere aggressivi nei confronti della diversità, ad usare le mani contro chiunque non si inserisca nel canone della famiglia perfetta che, probabilmente, è rintracciabile solamente in qualche fotografia degli anni ’50. E, così, invece di una cultura della tolleranza, viene a instaurarsi quella del rifiuto, quella del pestaggio “perché è giusto così”.

Forse, prima di colpevolizzare i bulli, bisognerebbe farsi una domanda fondamentale: come li abbiamo cresciuti? Perché i nostri figli non sono in grado di aprirsi al diverso? E mentre i nostri rappresentanti si affanneranno tra dichiarazioni, colpi di scena e litigi in TV, qualche altro ragazzo verrà ingiustamente martoriato.