94 minuti in una bara di legno, sepolto vivo sotto terra, nel deserto iracheno. Questa è la “claustrofobica” trama del thriller “Buried” (“Sepolto”) di Rodrigo Cortés che uscirà al cinema il 15 ottobre.

“Un Indiana Jones dentro una cassa”: così lo ha definito l’esordiente regista spagnolo protagonista della conferenza stampa organizzata a Roma per la presentazione del suo film. Ryan Reynolds, protagonista di “Buried”, è intrappolato in una bara con solo un accendino e un cellulare quasi scarico. Dovrà cercare di sopravvivere a tutti i costi, lottando non solo contro l’anonimo sequestratore, ma anche contro la burocrazia “telefonica” americana.

Appena trentasettenne, l’esordiente regista spagnolo è già una promessa del cinema. Grazie al suo film, infatti, dopo esser stato acclamato al Sundance Film Festival, Rodrigo Cortés è stato contattato dai grandi magnate di Hollywood, da Steven Spielberg a Christopher Nolan, che vogliono accaparrarsi i diritti del film.

“Buried” non è sicuramente un film da vedere ma da vivere e soffrire. Lo spettatore viene catapultato insieme al protagonista, il talentuoso Ryan Reynolds, in un thriller mozzafiato atipico che prende i toni della commedia kafkiana.

Girato in soli 17 giorni con un budget di meno di 2 milioni di euro, “Buried” rappresenta una sfida. Intrattenere lo spettatore per 94 minuti con una sola ambientazione e un unico protagonista è una scelta difficile che facilmente può cadere nella noia o nell’inverosimile.

Cortés ha raccolto la sfida e l’ha vinta a pieni voti. Elettrizzante, geniale, profondo, acuto: tutto questo è “Buried”.

Se il protagonista Reynolds ne ha ricavato escoriazioni e attacchi di panico durante e dopo le registrazioni del film, anche lo spettatore apprezzerà l’aria fresca fuori dalle sale cinematografiche.