Da quando i cancelli delle scuole e delle università italiane hanno riaperto, gli studenti hanno ricominciato a “far guerra” alle riforme introdotte dal Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini, usando striscioni e megafoni come armi di protesta.

Negli ultimi eventi, le associazioni studentesche hanno addirittura chiesto al Ministro di rassegnare le sue dimissioni, nonostante gli atteggiamenti di apertura verso il dialogo da parte del Governo.

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Nonostante le decisioni prese dal governo e dalla Gelmini nell’ambito scolastico possano piacere o meno, è certo che qualcosa nella scuola italiana sta cambiando: alcuni dati statici dimostrano come il numero dei bocciati all’esame di maturità sia diminuito rispetto agli anni passati.

Dopo le prove scritte e orali, infatti, la percentuale di bocciati si è ridotta dal 2,9% al 1%: un grande miglioramento se si considera che nell’anno scolastico 2006/2007 a non essere ammessi all’esame di maturità era il 3,9% degli studenti all’ultimo anno di scuola. Tale percentuale era poi aumentata nel 2010, arrivando fino al 5,3%.

Tutto merito della Gelmini, che ha trasformato i ragazzi svogliati in studenti perfetti? Le interpretazioni sono ambivalenti: da un lato chi sostiene che gli interventi abbiano effettivamente migliorato la scuola, dall’altro chi crede invece che i tagli abbiano reso lo studio molto meno ferreo. I caratteri originali della riforma del Ministro della Pubblica Istruzione, attivata a partire dall’anno scolastico 2010/2011, sono riassumibili in quattro punti fondamentali: la modernizzazione della scuola, con la creazione dei nuovi licei e nuovi istituti tecnici e professionali, miglioramento del percorso di studi, riduzione delle ore settimanali di lezione e maggiore collegamento con il mondo accademico e lavorativo.

Fonte: ANSA