Sarà un maschietto o una femminuccia? Se siete impazienti di conoscere il sesso del vostro bambino in arrivo, sappiate che con un ecografo ad alta risoluzione è possibile formulare un’ipotesi già a partire dalla 12° settimana di gravidanza; affidabile con una percentuale del 90%, questa stima si basa sull’inclinazione del tubercolo genitale rispetto all’asse del feto: se orizzontale si tratterà di una bambina, se verticale di un maschietto.

Già intorno alla 15° settimana, aumentano le probabilità di sapere se dovrete dedicarvi a uno sfrenato shopping in rosa o in azzurro perché in alcuni casi favorevoli è possibile distinguere i genitali esterni; dalla 16° settimana in poi, il sesso del feto si può distinguere con chiarezza. Fra la 20° e la 22° settimana prevede in questo senso un appuntamento importante: quello con l’ecografia morfologica che studia l’anatomia fetale e, oltre al sesso del nascituro, è in grado di determinare dal 30% al 70% delle malformazioni fetali maggiori. Talvolta, però, anche questo accertamento non è in grado di determinare se il vostro bebè è maschio o femmina: può accadere se il bambino è podalico, girato a pancia in giù, se tiene le gambine incrociate o chiuse, se il liquido amniotico è poco o se la futura mamma è in sovrappeso. Se il feto è podalico, si può ricorrere a una ecografia transvaginale. Di solito, non esiste un obbligo a conoscere il sesso del proprio bambino, ma esistono alcune patologie genetiche che si manifestano solo nei maschi i solo nelle femmine. Si tratta per lo più di malattie legate a una predisposizione genetica e di cui le coppie a rischio sono quindi informate: in questi casi la conoscenza del sesso è un passo fondamentale nella diagnosi prenatale e si prospetta quindi come obbligatoria. Oltre che con l’ecografia, l’indicazione del sesso del nascituro proviene da esami del corredo cromosomico fetale, come l’amniocentesi o la villocentesi: l’indicazione è riportata sul referto.

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