Gli ascolti del TG1 preoccupano non poco il consiglio di amministrazione della Rai, che domani si riunirà e parlerà anche di questo fenomeno. Ormai è risaputo che nell’ultimo anno il calo di ascolti del telegiornale di Augusto Minzolini è stato verticale e proprio Minzolini, a questo punto, finisce sulla graticola.

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E ci finisce per una serie di ragioni: gli attacchi e le accuse al suo lavoro, finora praticamente ignorati, sono tutti nodi che vengono al pettine e certo assumerà del peso la critica di questi giorni mossa dalle stesse giornaliste del TG1, per non aver mandato in onda la manifestazione di Siena del movimento “Se non ora quando“.

Il problema di Minzolini, secondo molti, è la mancanza di pluralismo, perché solo questo è capace di assicurare un range più ampio di ascolti. Il presidente del CdA Rai Paolo Garimberti ha comunque sottolineato un problema più ampio:

“Il problema è molto serio. Non è più solo questione di pluralismo ma di qualità del prodotto e dell’informazione. Non mi preoccupa il 20,9% del TG5 rispetto al Tg1, il sorpasso c’è stato più volte. Preoccupa il 20,6% del TG1, perché vuol dire che lo spettatore avverte che l’informazione non va bene, non è completa, non è adeguata allo standard della rete ammiraglia.”

Minzolini ha sottolineando come la prima serata di Rai 1 abbia perso molti più punti, generando un botta e risposta con Garimberti con accuse reciproche di incompetenza. Il segretario dell’USIGRAI Carlo Verna si è così espresso:

“Minzolini, caso limite segnalato da tempo. Il pluralismo tra le sue virtù produce anche telespettatori, ascoltatori, lettori, insomma clienti. I cali di ascolto spesso e non solo al TG1 dipendono molto dalla mancata rappresentazione di alcuni punti di vista. Chi si sente escluso cambia canale.”