Lucia, una studentessa universitaria di Chieti, ha raccontato in un’intervista ad affaritaliani.it, la sua esperienza di cam girl, termine con cui non ama definirsi, ma che rende esattamente l’idea di come passi il suo tempo libero dopo lo studio.

Lucia si spoglia in cam e intrattiene relazioni virtuali con diversi uomini. Le è capitato anche di innamorarsi e di rimanere delusa. Il tutto dietro lo schermo di un pc. Perchè lo fa? Per soddisfazione e per piacere, sostiene. I soldi sono pochi, e poco le interessano. In realtà dietro a quello schermo, Lucia ha conosciuto persone che definisce normali, semplicemente alla ricerca di qualche stimolo diverso. E soprattutto, grazie a quella cam, Lucia dice di aver ritrovato la sua autostima: ha imparato ad amare il suo corpo, che prima considerava fuori misura, a considerarsi bella e a scatenare il suo lato erotico e sensuale.

Il mio coach sostiene che se cerchiamo l’autostima negli altri ci ritroviamo all’interno di un autentico paradosso: per definizione infatti l’AUTOstima dovrebbe partire da noi stessi. Eppure lasciamo sempre che siano gli altri a farla schizzare alle stelle, oppure a riportarla alle stalle. Dunque, da donna con scarsa autostima ma con un background denso di PNL, mi chiedo: davvero si può trovare l’equilibrio in una relazione virtuale intrapresa per soldi?

Perchè io capisco che amare il proprio lavoro sia sacrosanto, ma non posso credere che i soldi non centrino per niente (c’è tutto un mondo sotterraneo popolato di cam girl di vario genere; basta affacciarvisi un attimo per farsi venire dei dubbi). Le relazioni virtuali hanno il loro perchè: possono risultare divertenti, eccitanti, stimolanti, senza tuttavia essere appesantite da obblighi e doveri. Ma lo scopo di lucro non è da sottovalutare: i soldi non rischiano infatti di mettere una cam girl sullo stesso piano di una prostituta?

Non sto giudicando. Sto provando a capire, e sto cercando di sollevare spunti di riflessione. Perchè poi domani potrei scoprire che far sesso in chat dietro compenso, aumenta davvero l’autostima, in barba al mio coach; ma anche no. E siccome in questi casi trovo difficile scovare la linea di confine tra la libertà d’azione e l’indecenza (che non è un moralismo, ma è semplicemente cercare di non svendersi per due lire, reali o virtuali che siano), lascio ai posteri l’ardua sentenza. Ricordando che la consapevolezza di una persona adulta e istruita ha molto a che vedere con il libero arbitrio, e poco con i falsi buonismi.

photo credit: ??? Fufue ??? via photopin cc