La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima la norma che annulla le nozze se uno dei due coniugi cambia sesso nella parte in cui non consente “ove entrambi lo richiedano” di continuare una vita insieme regolata con altra forma di convivenza giuridicamente regolata. E’ avvenuto a Bologna dove una coppia ha combattuto contro il comune che, di sua iniziativa, ha sciolto il matrimonio d’ufficio tra Alessandro Bernaroli e la sua compagna dopo che il marito si è sottoposto a numerosi interventi per cambiare sesso e ha mutato il proprio nome all’anagrafe in Alessandra.

“Questa è una grande gioia e una grande soddisfazione, è come spiccare il volo dopo cinque anni di battaglie portate avanti con mia moglie e con un manipoli di legali”, dichiara Alessandra che per cambiare sesso ha affrontato una decina di interventi chirurgici ed è sempre stata supportata dalla moglie. “Finalmente qualcosa di importante si è mosso – ha commentato entusiasta Alessandra – e ancora una volta a far muovere i diritti è la questione transessuale, come con la sentenza della Consulta nell’85, che ammise la possibilità di cambiare sesso e poi di sposarsi con una persona di sesso diverso”.

Nonostante la decisione del comune di Bologna la coppia non si è data per vinta. Dopo aver portato il caso prima in tribunale, che prima dava ragione ad Alessandra e in seconda battuta, invece, ha rifiutato la sua richiesta, la Cassazione ha rimesso la decisione al giudice costituzionale. Ieri la pronuncia decisiva che ha dichiarato la legittimità del loro matrimonio e ha garantito l’unione tra Alessandra Bernaroli e la moglie. “Il nostro è stato il primo caso che si è presentato di una coppia in cui uno dei due coniugi abbia cambiato sesso dopo il matrimonio dichiarano le due donne, sottolineando come la loro storia possa essere la dimostrazione che anche in Italia si stia iniziando a muovere qualcosa anche per la regolamentazione delle unioni gay.

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