Una campagna contro l’obesità infantile sta facendo molto discutere negli Stati Uniti: mostra alcuni bambini in sovrappeso con una descrizione che chiama in causa i loro genitori. Si afferma perfino che i bambini paffuti “potrebbero non sopravvivere ai loro genitori”, ma c’è chi si dice preoccupato per la possibile stigmatizzazione e il bullismo. La questione è delicatissima. Negli Stati Uniti la lotta contro l’obesità infantile, dovuta alle cattive abitudini alimentari di milioni di americani, vede in campo addirittura la first lady, Michelle Obama, che non perde occasione di mostrare in televisione la sua invidiabile forma fisica e promuove campagne di sensibilizzazione e leggi per modificare in profondità la consapevolezza sul rischio per la salute causato dal cibo spazzatura (junk food).

Pochi altri paesi nel mondo hanno una percentuale così alta di obesità tra gli adulti, e anche se negli ultimi anni – ma tra le cause c’è semplicemente la crisi economica – l’obesità infantile è sotto controllo, resta molto alta. Le conseguenze sono il diabete di tipo 2, le malattie cardiache, un tasso di mortalità molto più alto e la solitudine.

Tuttavia, una campagna colpevolizzante, scioccante, potrebbe innescare la classica stigmatizzazione da parte degli altri bambini. Alan Guttmacher, del National Institutes of Health, ha dichiarato a giornali e televisioni di non volere la ghettizzazione degli obesi. La “Strong4LiveI”, fautrice della campagna, è invece convinta (e con qualche ragione) che si tratta solo di un passaggio culturale come quello avvenuto col fumo.

Resta vivo nella memoria quel famoso documentario, “Supersize me“, dove un uomo si sottopose a una dieta rigorosamente fast food per un mese, annotando gli effetti devastanti sul suo fisico. Vi si immaginava un tavolo con alcune persone attorno, tra i quali un fumatore incallito e una donna obesa.

Scagliarsi contro il fumatore, suggerendogli di smettere di fumare, avrebbe causato le scuse del soggetto; se invece si provasse a dire alla donna obesa “Ma non vedi come stai? Ti rendi conto che così ti uccidi, la devi smettere di cibarti così!”, scatterebbe la disapprovazione sociale perché sarebbe ritenuto un comportamento odioso e maleducato. Invece, si tratta di due comportamenti del tutto identici dal punto di vista della salute. Al momento solo per il fumo è accettato il rimprovero sociale.

In america però non tutti la pensano così, tanto che è già nata una contro-campagna di orgoglio della ciccia, intitolata “I Stand against weight bullying” che riprende quella imputata di incitamento al bullismo dichiarando l’uguale dignità delle persone oltre l’aspetto fisico. E voi come la pensate? Abbiamo il diritto di cibarci di porcate e nessuno ha il diritto di rimproverarci per questo? Oppure ha ragione l’immagine di questa campagna che recita:

«Il 75% dei genitori di bambini sovrappeso ignora il problema. Chiedetelo a Bobby»?

Fonte: BBC