Il cancro al seno è una delle malattie che affliggono maggiormente le donne di tutto il mondo e che, nella sua forma più aggressiva, ne uccide circa 12.000 ogni anno. I metodi fino a oggi utilizzati non sempre consentono di diagnosticare il tumore della mammella in tempi utili per salvare la vita di una donna e, in molti casi, il cancro ha il tempo di attaccare anche gli organi circostanti come i polmoni, il fegato e le ossa.

Una nuova ricerca, però, potrebbe non solo aiutare nella cura del cancro attraverso nuovi trattamenti ma, soprattutto, contribuire alla diagnosi precoce grazie a un test creato a hoc.

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La scoperta della dott.ssa Janine Erler, pubblicata sulla rivista Cancer Research, conferma che alla base della diffusione aggressiva della malattia, e delle sue successive metastasi, c’è una sostanza chimica contenuta nel nostro organismo.

Si tratta di un enzima, chiamato LOXL2, legato all’insorgere di altri tumori come quello del colon e dell’esofago che stimola la propagazione della massa tumorale attraverso il controllo di due proteine, la TIMP1 e la MMP9. Secondo la dott.ssa Erler, dunque, si potrà curare il cancro combattendo proprio l’enzima:

“Il nostro studio dimostra che inibendo l’azione di LOXL2 si può ridurre significativamente la diffusione del cancro al seno, il che suggerisce che i farmaci che bloccano questo enzima possono essere efficaci nel prevenire l’espansione del tumore nei pazienti.”

Fattore molto importante, però, è anche la diagnosi precoce. È stato dimostrato, infatti, che alti livelli dell’enzima nell’organismo sono direttamente legati al grado di aggressività della malattia e, perciò, grazie a un apposito test sarà possibile anticipare sul tempo l’evoluzione del cancro. Ecco le parole di Holly Barker, che ha partecipato allo studio:

“Questo solleva la possibilità che si possa sviluppare un test per individuare i pazienti che svilupperanno la malattia in modo aggressivo. Potrebbe aiutarci a sviluppare diversi tipi di trattamento su misura per i singoli pazienti.”

Tuttavia, la scoperta è ancora infase di sperimentazione e sono in corso ulteriori ricerche in questa direzione. Arlene Wilkie, direttore della ricerca, invita comunque a non illudersi per il momento di aver trovato una cura definitiva a questa terribile malattia:

“I risultati della dott.ssa Erler sono molto interessanti, anche se attualmente siamo solo in grado di gestire il cancro al seno che si è diffuso, non di curarlo.”