La seconda giornata del Festival di Cannes ha avuto gli occhi puntati su tre pellicole particolarmente crude, a tratti violente, a tratti semplicemente tristi: la storia di un rapporto andato male tra madre e figlio, quella di una studentessa che si vende a uomini adulti, e quella di una coppia di adolescenti dove uno è malato terminale.

Ma i film che faranno più parlare di sé sulla Croisette di quest’anno sono quello che ha per protagonista la glaciale e inquietante Tilda Swinton, “We need to talk about Kevin”, e quello della star nascente Emily Browning, “Sleeping Beauty”.

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Nel primo, della regista Lynne Ramsay, la Swinton è una madre, Eva, che dal primo momento della gravidanza non riesce ad amare suo figlio, il quale cerca di attirare la sua attenzione in modi distruttivi: uccidendo gli animali della sorella fino alla strage in una scuola. La Swinton, il cui odio per il figlio non è mai esplicitato se non nelle espressioni del viso, ha detto del film:

“Alle volte il bambino nasce e tu non sai nemmeno chi è. Non è un film su una sparatoria in una scuola, si tratta di un rapporto tra madre e figlio. Si tratta di senso di colpa.”

Mentre l’attore che interpreta Kevin, il 18enne Ezra Miller ha commentato:

“Dal giorno il cui il bambino è nato, è iperconsapevole delle cose che succedono, spesso anche molto sotto il livello superficiale. Perciò lo sviluppo di un bambino è un processo molto delicato. Quando va storto, può essere devastante. Con mio orrore, sento un po’ una connessione con Kevin. L’ho sempre sentita. È un po’ spaventoso.”

Nessuna connessione invece tra Emily Browning e la sua “Bella addormentata”, che nel film di Julia Leigh è la studentessa che per una notte si offre alle fantasie sessuali di vecchi uomini, e che per la maggior parte del film se ne sta nuda e passiva a letto:

“Non ero così disturbata nelle scene nella camera da letto come si potrebbe immaginare. Ho insegnato a me stessa a meditare in quelle scene. Non ero presente per niente, perciò non hanno avuto un grande effetto su di me.”

Altri giovani nel film di Gus Van SantRestless”, deludente per molti: è la storia di due adolescenti Mia Wasikowska, di recente in “Alice nel Paese delle Meraviglie” di Tim Burton, e Henry Hopper, che si ritrovano ad affrontare insieme il dramma del male terminale di uno dei due.

La piega è più quella della commedia di adolescenti stile “Juno”, con Enoch, il protagonista maschile, che ha una bizzarra mania per la morte e incontra Annabell, malata di tumore al cervello. Commedia agrodolce innocua, secondo la critica.