Il mondo della scuola italiana sembra essere caduto nel caos, tra classi che faticano a partire, le polemiche sui corsi di abilitazione e il prossimo concorso nazionale (a 13 anni dall’ultimo) la dispersione scolastica. Il Ministro Francesco Profumo avrà il suo bel daffare per risolvere tutto. E il 12 la scuola riapre i battenti.

Tutto era cominciato con la paradossale vicenda dei tirocini formativi, caratterizzati da test pieni di errori e contraddizioni nei numeri degli aspiranti abilitati rispetto alle graduatorie. Già, perché in Italia si è creata una situazione a imbuto che sembra non avere soluzione: migliaia di docenti precari, in attesa di una cattedra, alle prese ogni anno con la file davanti al provveditorato, già abilitati; e allo stesso tempo migliaia di laureati in attesa del concorso per entrare nella scuola per la prima volta, a magari anche con merito.

Di mezzo, tutti coloro che dal 1999 – anno dell’ultimo concorso nazionale – a oggi hanno conseguito punteggio sia attraverso l’insegnamento, sia tramite le diverse forme di corsi e tirocini come le SSIS o, appunto, i TFA. La questione è che per entrare nella scuola si è scatenata una “guerra tra poveri” dove ciascuno tenta di dare più valore all’esperienza piuttosto che ai titoli.

La soluzione tipicamente italica è quella del fifty-fifty (metà dalle graduarie, metà dai nuovi ingressi), ma se qualcuno alzasse la mano affermando di aver capito come sarà il bando – previsto per il 24 settembre – probabilmente mentirebbe. L’unico elemento certo è che al prossimo concorso si cercano 34mila professionalità, nelle varie classi di concorso.

Anche la recente intervista al Ministro al quotidiano Repubblica non ha soddisfatto i sindacati, che criticano il ruolo di questo concorso nelle immissioni in ruolo, dato che se il principio – d’ora in avanti solo concorsi – sarebbe anche costituzionalmente corretto, nella pratica cancellare la graduatorie significherebbe gettare nella disperazione duecentomila persone.

Per non parlare delle enormi complicanze dettate dalle norme e dai piani di stabilizzazioni mai modificate, che prevedono che al concorso possano partecipare sia gli abilitati che i laureati entro il 2002/2003 o 2003/2004 (dipende se titolo quinquennale o quadriennale), ma anche i semplici laureati successivi nelle classi di concorso che non abbiano un numero sufficiente di abilitati in graduatoria, e ciò dovrà essere stabilito regione per regione.

Un vero caos, nel quale è arrivata come una ciliegina sulla torta il blocco delle nomine dei presidi, che ha causato un vero incidente diplomatico tra MIUR e Regioni.

Intanto, alcune società invitano gli studenti che non passeranno i test di ingresso all’università (più della metà, a volte più di due terzi) a fare un passaggio all’estero, come in Spagna o Romania, dove lo studio è aperto e la circolazione degli studenti libera, per poi tornare e rientrare in università senza valutazione. Sperando che il trucchetto non riveli una certa inaffidabilità dello studente; ma in questo caso ci penserebbe l’aumento delle tasse per i fuoricorso.

Fonte: Repubblica