Quali capacità lavorative non appartengono al mondo rosa? Esiste ancora molta differenza tra uomo e donna nel mondo del lavoro, ma sono in molti a sostenere che è anche lo stesso approccio alla professione a variare nei due sessi.

Se, ad esempio, chiediamo alle donne il percorso seguito per raggiungere la loro attuale posizione di carriera, la maggioranza di esse probabilmente non si vanterà delle proprie capacità, ma risponderà che è stato un colpo di fortuna dando peso a fattori esterni; l’uomo, invece, alla stessa domanda risponderebbe elogiando sé stesso più del dovuto, presentandosi come un fenomeno unico al mondo. Alcuni studiosi americani che si sono interessati a questo tipo di indagine di settore affermano, infatti, che le donne per loro natura non possono agire diversamente.

Se il capo è donna, gli impiegati sono spesso meno soddisfatti di quelli guidati da un uomo. Così mentre aumentano le donne manager a capo di aziende, uffici, o settori produttivi, ai dipendenti continua a non piacere questo nuovo processo di affermazione della figura rosa. Ma è veramente una questione di capacità lavorative? Alcuni studi affermano che si tratta puramente di una questione di mentalità: in Italia, ad esempio, la maggior parte di coloro che sono guidati da una donna la definiscono troppo esigente, contro il 44% di chi invece prende ordini da un uomo.

A rivelare tali dati è un’indagine condotta da Eurofund sulle donne manager in Europa, realizzato prendendo in esame 20mila aziende. In base a essi, il dialogo tra i dipendenti e il loro capo è frequente nel 57% dei casi dove quest’ultimo è uomo, mentre si ferma al 47% dove alla dirigenza ci sono donne. Ma, anche in questo caso, non è una questione di capacità ma di mentalità.

Dimostrazione ulteriore della preferenza – da parte della società – di uomini in carriera rispetto alle donne, è il fatto che nella pubblica amministrazione italiana le lavoratrici donne sono poco più della metà del totale, quantità dovuta tuttavia alla preponderanza femminile tra gli insegnanti. Nella PA si nota però una netta prevalenza maschile nelle qualifiche più elevate: ogni 100 dirigenti generali si contano solo 11 donne.

Le retribuzioni degli uomini in Italia sono superiori mediamente a quelle delle donne: nel 2004 ad esempio quelle maschili erano superiori di circa il 7%, mentre nel 2010 questo divario è arrivato al 20%. Questi dati sono avvalorati da alcuni studi americani, che sottolineano come la differenza di stipendio tra uomo e donna si verifica per il fatto che solo il 7 % delle donne negozia la propria retribuzione in fase di colloquio o nel corso della carriera.

In questo caso, come anche nell’ipotesi di una richiesta di promozione, la donna talvolta non ha la capacità di prendere l’iniziativa o comunque ci pensa molto prima di fare tale passo, o attende che sia qualcuno a notare le sue capacità. Un atteggiamento dovuto a una sorta di pregiudizio cui la donna si sente soggetta, tutt’oggi.

Fonte: Huffingtonpost