I capelli sono da sempre croce e delizia degli uomini, soprattutto quando si parla di calvizie; sono infatti molti i giovani e meno giovani che giorno dopo giorno affrontano in maniera più o meno efficace questo annoso problema che, in molti casi, rischia di diventare una vera e propria ossessione. E le donne? Brutte notizie anche per loro: infatti, a causa dello stress che dilaga nella vita quotidiana, sono diventate il bersaglio di questo fastidioso problema.

La {#calvizie} non risparmia proprio più nessuno, secondo Ezio Maria Nicodemi, professore nella capitale presso l’Università di Tor Vergata e chirurgo plastico dell’IDI, l’Istituto Dermopatico dell’Immacolata di Roma. Se gli uomini rimangono i più colpiti, circa il 60% di coloro che richiedono interventi mirati per il rinfoltimento dei {#capelli}, una considerevole percentuale della popolazione femminile rischia di cadere vittima del problema a causa dei continui stimoli negativi a cui viene sottoposta giorno dopo giorno la capigliatura. Nicodemi ha così commentato la situazione attuale, sottolineando come siano gli ormoni i principali responsabili:

«Le richieste per interventi contro la calvizie arrivano nella maggior parte dei casi da uomini che hanno raggiunto una buona posizione lavorativa e per i quali l’immagine è importante anche sul posto di lavoro. Ultimamente però arrivano sempre più richieste anche dalle donne, in prevalenza manager, che a causa di un’eccessiva stimolazione ormonale, spesso causata da forte stress, finiscono per presentare le stesse problematiche del sesso forte: diradamento dei capelli e stempiatura».

A questo punto, però, il quesito da porsi rimane solamente uno: come si può agire per rimediare ai danni causati dalla calvizie? Donne o uomini che sia, la scienza propone le stesse tecniche che in molti casi possono dimostrarsi risolutive a tutti gli effetti. C’è il buon vecchio trapianto, procedura da anni utilizzata su coloro che non si arrendono davanti alla caduta dei capelli, oppure le microinfiltrazioni di piastrine direttamente nel cuoio capelluto, scelte dal 40% dei pazienti. Quest’ultimo, a differenza del metodo più tradizionale, sfrutta direttamente attivamente gli elementi contenuti nel proprio sangue che, stimolati con il laser, riescono a risvegliare i bulbi piliferi, riattivando la crescita dei capelli.

Fonte: Ansa