I {#capelli} sono una parte fondamentale del look femminile, che spendono tempo e denaro spesso e volentieri per averli sistemati in una piega perfetta. Purtroppo però, ci sono alcuni casi in cui non tutto va per il meglio: ci sono donne che, a causa di una bruttissima malattia come il cancro, hanno bisogno di chemioterapie mirate che, oltre a curare la propria patologia, hanno alcuni effetti collaterali proprio come la caduta della chioma; è qui che ha deciso di entrare in gioco la Banca della Parrucca, una catena di solidarietà tra donne realizzata dalla fondazione Prometeus.

L’iniziativa è stata presentata a Roma durante una serata di raccolta fondi devoluti in favore della ricerca contro i tumori, con una sfilata di moda che ha portato in scena alcune donne passate attraverso il tunnel della chemioterapia, facendole sfilare insieme a delle modelle vere e proprie. Lo scopo della Banca della Parrucca e di My Beautiful Project è quello di raccogliere le parrucche utilizzate da donne che hanno finito le cure che, dopo essere state igienizzate e sterilizzate, possono essere date gratuitamente a chi invece ancora ne ha bisogno. Una vera iniezione di coraggio e solidarietà attraverso i capelli, in un momento così duro come quello della lotta al cancro.

Non ci sono assolutamente richieste monetarie dietro questa importante iniziativa, poiché tutto avviene in maniera gratuita: basterà rimettere a disposizione della banca la parrucca una volta terminato il suo uso, venendo incontro alle necessità di chi, visto l’alto costo già sopportato per le cure salvavita, non può permettersi di far fronte ad altre notevoli spese. Daniela, una delle volontarie all’interno della Banca della Parrucca, ha spiegato così l’importante iniziativa:

«L’iniziativa è partita quest’anno. Durante le cure, in una fase delicata della loro vita, le donne sono disorientate, non sanno dove andare e molte non si possono permettere di spendere cifre che vanno dai 500 ai 2000 euro per l’acquisto di una parrucca. Altre, finita la chemio, le hanno dismesse e le conservano e abbiamo quindi pensato di utilizzarle».

Fonte: Ansa