Lavoro, casa, partner, genitori, conto in banca. Queste sono solo alcune delle variabili che entrano in gioco quando si decide, o si scopre, di aspettare un bambino.

Soprattutto se si tratta della prima gravidanza, ma anche in presenza di altri figli, la lista delle cose da valutare è sempre la stessa e coinvolge tutti gli ambiti della propria vita. Solamente adattarsi all’idea di diventare mamma richiede uno sforzo non da poco, basta pensare ai cambiamenti fisici ai quali si và incontro e soprattutto al parto, che spesso rappresenta un deterrente per molte donne spaventate dalla sofferenza che mettere al mondo un figlio comporta.

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Ma scombussolamenti interiori a parte, le future mamme non perdono di vista l’aspetto pratico della situazione, valutando pro e contro della maternità sotto differenti punti di vista. La carriera potrebbe subire un brusco arresto, le risorse finanziarie una brusca diminuzione, e la vita quotidiana che si è abituate a vivere verrà inevitabilmente stravolta.

Il pensiero molto spesso porta a un interrogativo che potrebbe sembrare egoistico: per un figlio vale la pena mettere a rischio tutte queste cose? Indipendentemente dalla risposta a questa domanda, una donna incinta o alle prese con la ricerca della cicogna dovrebbe porsi alcuni quesiti.

Il discorso economico, infatti, non è da tenere sotto gamba, e diciamo la verità, il detto “dove si mangia in due si mangia in tre” è vero solo in parte. Un neonato costa, e anche tanto, soprattutto nei primi anni di vita e specialmente se entrambi i genitori fanno lavori normali.

Entra poi in gioco il discorso sulle responsabilità. E qui si parla delle rinunce che una mamma, come anche un papà, deve fare per provvedere in tutto e per tutto alle cure del bambino. In fin dei conti, tuttavia, mettere da parte per un po’ le serate in discoteca e il weekend romantici non è poi così pesante, ammesso che queste siano abitudini del preconcepimento.

Per quanto riguarda il lavoro, meglio chiarire con se stesse quali sono le intenzioni riguardo la propria occupazione, soprattutto se non si ha un contratto stabile e, quindi, non si potrà usufruire del congedo di maternità stabilito dallo stato.

Anche valutare se la casa in cui si vive è adatta ad accogliere un bambino ha la sua importanza. Un monolocale, primo nido d’amore di molte coppie, non è certo l’ideale, non tanto per una questione di spazi fisici (il neonato, si sa, nelle prime settimane è quasi in simbiosi con la mamma), ma per cercare di mantenere i propri spazi anche in futuro e portare avanti una quotidianità con il partner senza troppe rinunce.

A questo punto, ecco una breve panoramica sulle difficoltà e privilegi propri del diventare mamma nelle diverse fasce di età. A 20 anni il fisico risponderà senza dubbio meglio alla gravidanza e al parto, e le energie da dedicare al bambino non mancheranno di certo. Attenzione però all’alimentazione e al tipo di vita che si conduce. A 30 anni cresce il rischio di aborto spontaneo, il rischio che il piccolo abbia la sindrome di Down e aumentano i controlli da fare durante la gestazione. Anche il senso di responsabilità, tuttavia, è differente rispetto a dieci anni prima. A 40 anni, infine, il desiderio di maternità arriva dopo una carriera avviata, una stabilità economica e relazionale, tuttavia aumentano anche le problematiche mediche e bisognerà fare i conti, prima o poi, con il divario generazionale.