La stampa francese, negli anni Cinquanta, lo chiamava “le petit Balenciaga“: l’Italia usciva dalla guerra, dalla fame, dalla polvere, e gli abiti scultura di Roberto Capucci , veri e propri capolavori architettonici, non potevano che lasciar a bocca aperta il bel mondo accorso a Firenze alle prime sfilate organizzate dal marchese Giovan Battista Giorgini.

Capucci ha vestito Marilyn Monroe e Gloria Swanson, i suoi abiti sono entrati nei musei di mezzo mondo (dal Victoria & Albert di Londra all’Archivio del Costume Institute del Metropolitan, da Montreal a Palazzo Pitti), è stato insignito dei premi più prestigiosi, non ultimo il Premio Piramide dell’Eccellenza (un riconoscimento che gli studenti della scuola di moda Accademia Italiana dedicano a personaggi e brand per le loro iniziative e creatività), un genio assoluto che con la stoffa e la creatività ha saputo segnare un momento fondamentale della storia della moda e del costume.

Ora Paola Santarelli, l’imprenditrice romana che due anni fa ha acquistato una quota di maggioranza della Maison, ha deciso di affidarne a Mario Dice la direzione creativa con lo scopo di lanciare una linea di prêt-à-porter firmata Capucci.

Il marchio di alta moda resta nelle mani creative del suo fondatore e di Enrico Minio, mentre la collezione prêt-à-porter, già lanciata in sordina lo scorso settembre, sarà ripensata completamente. Una notizia, dal momento che attualmente sembra più che le case di moda facciano a gara per cacciarli, i direttori creativi, anziché assumerli per rivitalizzare le collezioni.

Dice, dalla sua, ha un passato come consulente di Zuhair Murad, sfila regolarmente fuori calendario durante i giorni di Milano Moda Donna e ha raggiunto una certa fama negli ultimi tempi per aver creato gli abiti di alcune celebrities della televisione italiana (tra cui Annalisa, i Pooh e Virginia Raffaele durante il Festival di Sanremo).

A lui, dunque, l’onere – e soprattutto l’onore visto il calibro del brand – di creare collezioni indossabili, pensate per valorizzare i corpi delle donne, ma fedeli allo spirito che ha mosso sempre il grande couturier. Soprattutto ha il compito di non scadere mai, neanche un attimo, in quello che secondo Capucci rimane inaccettabile: “Sono assolutamente contrario alla volgarità nella moda“, ha dichiarato ultimamente.

Distribuito in circa 90 boutique multimarca italiane e 20 all’estero, con l’entrata di Dice il marchio Capuccia si prepara all’espansione verso l’estero mentre la produzione, tutta rigorosamente made in Italy, e la distribuzione rimangono ben salde in mano all’azienda.

Il debutto di Mario Dice da Capucci è previsto a Milano, in settembre, con la collezione primavera-estate 2017. “Vogliamo fare un passo alla volta per sondare le reazioni del mercato e dei clienti. Crediamo nelle potenzialità di un marchio storico come Capucci che negli anni ha vestito principesse, volti del jet set internazionale e donne ricchissime ed esigenti, come lo sono le clienti di oggi, sempre più proiettate verso un mondo di lusso e artigianalità“, ha concluso il numero uno della maison. Non resta, quindi, che attendere settembre per scoprire se Mario Dice sarà all’altezza.