Finalmente un’artista della musica che si impegna nel sociale, attraverso la sua arte, e lo fa senza quella retorica di argomenti fritti e rifritti cui l’Italia è purtroppo negli ultimi tempi abituata.
Lei è Carmen Consoli, siciliana doc dalla voce di seta, ex rocker arrabbiata che ha deciso, nel suo nuovo disco, di affrontare temi caldi come la pedofilia e di descrivere l’amore attraverso gli occhi di una prostituta.
Elettra, questo il titolo dell’album, esce dopo tre anni di silenzio (durante i quali, però, è stata in tourné e si è occupata della direzione artistica dell’Etna Festival) ed è il frutto anche della rielaborazione di un evento doloroso come la morte del padre della Consoli.
Questo disco ha trasformato il veleno in una medicina: la musica mi salva
Ma Elettra è, soprattutto, un album che canta le donne, le loro storie spesso dolorose: quella di una ragazza violentata da un familiare (nella canzone “Mio zio”) e che non viene creduta dalla famiglia cui racconta la verità, o quella di una prostituta che si innamora di un suo cliente.
Ma non è Pretty Woman, non aspetta di essere salvata ma anzi è lei che propone a lui di liberarsi dall’abitudine. L’abitudine, l’apatia totale, è un male assoluto di questo secolo.
Spiega la Consoli, che non risparmia giudizi taglienti su certa televisione e certa società di oggi:
Vorrei più dignità per le donne, che vuol dire far capire che sono belle senza la necessità di avvilire il corpo. Una donna con la premiata latteria di fuori è volgare. Purtroppo c’è una generazione di mamme che insegna alle figlie a ottenere successo usando le proprie grazie.
Non ci resta che ascoltare queste dieci nuove tracce.
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