Un progetto proiettato nel futuro, un ”salvacostruzioni” nelle zone soggette ad alluvioni frequenti e a calamità naturali: la Amphibious Home. La novità viene dal Regno Unito, dove è stata progettata e sarà realizzata la prima “casa anfibia” del mondo: una casa che si “solleva” se il livello delle acque si alza e mette al sicuro gli abitanti.

Il progetto è dello Studio Bacha Architects, specializzato in progetti idonei ai cambiamenti climatici e alle nuove emergenze ambientali ed ha ricevuto già le prime autorizzazioni per la costruzione. La prima casa anfibia dovrebbe essere realizzata a solo dieci metri dalle sponde del Tamigi, in un’area soggetta a frequenti alluvioni, che si estende su una piccola isola nel Buckinghamshire.

Lo Studio Baca non è al suo primo progetto del genere. Ha al suo attivo numerosi progetti che tra l’altro hanno richiesto anni di studi e ricerche, ma che alla fine hanno avuto molto successo: infatti la casa anfibia è in grado di resistere alle avverse condizioni climatiche legate all’acqua. Il progetto rispetta lo standard edilizio delle case del Buckinghamshire: ha anche il tetto spiovente tradizionale. All’interno la casa è costruita secondo i massimi standard di efficienza energetica e con materiali che garantiscono l’isolamento termo-acustico e l’attenzione rigorosa all’ecosostenibilità.

Quali gli accorgimenti? All’esterno un giardino è la prima ”trincea” contro l’alluvione, la casa avverte il “segnale d’allarme” che le acque stanno raggiungendo l’edificio. La parte superiore della casa è in legno leggero, mentre la parte “immersa” è uno scafo in cemento, appoggiato sopra un ponteggio galleggiante e ancorato a quattro supporti che permettono alla struttura di sollevarsi senza spostarsi.

La Amphibious Home costa, naturalmente, 20-25% in più delle abitazioni tradizionali, ma i maggiori costi garantiscono maggiore sicurezza in caso di alluvioni e sono anche economicamente vantaggiosi, se ci pensiamo, in confronto ai danni provocati dalle inondazioni dei tempi recenti. Il prototipo dovrebbe entrare in produzione entro la fine dell’anno. Gli architetti sperano che il progetto possa segnare una tappa importante del nuovo modo di costruire, peraltro indispensabile in tempi di grandi cambiamenti climatici. Se le loro speranze divenissero realtà, il loro progetto potrebbe essere esportato in tutto il mondo che vive sotto l’incubo di devastanti calamità.