In tempi di emergenza abitativa e di peggioramento della qualità della vita, la riqualificazione si pone quale valida alternativa al costruire ex novo.

Un esempio dei risultati che può dare la riqualificazione ci viene da lontano. Qualche volta è utile spingere lo sguardo anche oltre confine, anche la curiosità può condurre alla conoscenza dei vari aspetti che caratterizzano tutti i campi della vita socioeconomica.

Infatti, curiosando fra le righe che riguardano le notizie che vengono dall’estero, ci è caduto lo sguardo su un titolo che ha destato il nostro interesse ”Panel apartment: riqualificando la periferia post sovietica”. Confessiamo che le notizie che ci arrivano da quell’area dell’Europa ci incuriosiscono: ci sembrano paesi molto lontani e non pensiamo neppure che, invece, hanno le stesse nostre esigenze e gli stessi problemi.

Emergenza abitativa, difficoltà di trovare un alloggio più adeguato alle mutate esigenze di spazio sono le tematiche comuni alle politiche della casa ovunque. Ma ovunque, come in Italia, la riqualificazione si propone come l’alternativa ad adeguare il proprio alloggio alle mutate esigenze di spazio e di stile.

L’esempio di cui sopra ci viene dal giovane designer ungherese Viktor Csap, che ha riqualificato e messo a nuovo un appartamento situato in un edificio risalente al periodo post sovietico alla periferia di Budapest, il Panel apartment, un tipico blocco socialista decisamente anonimo.

L’architetto Csap ha trasformato completamente un appartamento di 70 metri quadri che una coppia di diplomatici, originaria del quartiere e in buone condizioni economiche, voleva trasformare in uno spazio abitativo diverso dagli interni tipici degli appartamenti del condominio.

Csap ha saputo fare di quell’appartamento uno spazio che funziona quasi come un unico open space, eliminando le pareti divisorie, lasciando solo i muri portanti ripuliti dagli intonaci e dalle carte da parati a fiori e lasciando a vista la trama del cemento.

Il tutto in uno stile decisamente raw, basato sulla semplicità delle forme e dei materiali naturali e su un aspetto, insomma, “crudo”, cui fa da contrasto il balcone interamente rivestito di legno per renderlo più accogliente e raffinato.

Un risultato di successo ed un cambiamento eccezionale, che alcuni residenti dell’edificio all’inizio hanno accettato con riserva, ma hanno cambiato idea quando, nel programma dei lavori di ricostruzione, si sono ritrovati il pavimento di linoleum, la luce delle scale e le pareti del corridoio risistemate. Infatti, hanno ben recepito i benefici di avviare finalmente in proprio la ristrutturazione del condominio e, come dice l’articolo citato, ”come primo passo hanno cambiato tutti gli zerbini davanti alle porte!”.

Naturalmente, in tempi di crisi la ristrutturazione in proprio è difficile, ma non impossibile: si spera sempre negli incentivi statali per la ristrutturazione e la riqualificazione energetica della propria casa: per abitare con stile, per vivere meglio.