Ritocchi alle imposizioni fiscali sulla casa: agevolazioni per gli immobili all’estero e per le case storiche (legge n.44/2012 di conversione del Dl n. 16).

Per l’abitazione principale all’estero, l’Ivie (l’imposta sugli immobili detenuti all’estero), non si paga se è di importo non superiore a 200 euro. L’imposta da pagare già per il 2011 è fissata nella misura dello 0,76% del costo risultante dall’atto di acquisto o dai contratti oppure in base al valore di mercato rispondente alla location dell’immobile.

Invece, per gli immobili situati in Paesi dell’Unione europea l’imposta è rapportata al valore di mercato in vigore nel Paese estero per le imposte sul patrimonio o sui trasferimenti. In mancanza di quel valore viene seguita la regola generale.

Agevolazioni anche per i cittadini che lavorano all’estero per lo Stato italiano o presso organizzazioni internazionali alle quali aderisce l’Italia: per l’abitazione principale e le relative pertinenze, solo per il periodo in cui il lavoro viene svolto all’estero, si applica l’aliquota ridotta allo 0,4% e la detrazione forfetaria di 200 euro e, per gli anni 2012 e 2013, c’è la detrazione di 50 euro per ciascun figlio, che però non abbia più di 26 anni e che dimori abitualmente e abbia la residenza anagrafica in quella stessa casa.

Altre novità per gli immobili situati in Paesi dell’Unione europea o aderenti allo Spazio economico europeo che garantiscono un adeguato scambio di informazioni: si potranno dedurre dall’Ivie le eventuali imposte patrimoniali e reddituali che gravano all’estero sullo stesso immobile, a condizione che non si sia già fruito in precedenza del credito d’imposta per i redditi prodotti all’estero (articolo 165 del Tuir).

Per gli immobili di interesse storico o artistico dati in locazione, per Irpef e Ires, sale dal 15 al 35% del canone la deduzione forfetaria del reddito imponibile derivante dalla locazione di tali immobili, se determinato in base al valore del canone e non della rendita catastale. Tuttavia è stato abrogato il trattamento agevolato secondo il quale il reddito, ai fini delle imposte dirette, era determinato applicando la minore tra le tariffe d’estimo in vigore per le abitazioni della zona censuaria nella quale è collocato l’immobile.