Dopo la lunga avventura hollywoodiana, Gabriele Muccino torna a girare un film in Italia e lo fa con A casa tutti bene, commedia agrodolce corale con alcuni dei suoi attori feticcio: Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Sabrina Impacciatore (nella veste anche di collaboratrice alla sceneggiatura) sono i tre figli – più o meno irrisolti – della coppia Stefania Sandrelli-Ivano Marescotti. Con le rispettive famiglie si ritroveranno a convivere forzatamente per tre giorni su un’isola travolta da una burrasca.

È la vita a essere una burrasca – ha detto in conferenza stampa il regista – non ho fatto altro che mettere in scena quello che vedo intorno a me di continuo“.

Nel weekend di San Valentino, distribuito in più di 500 copie, dovrà vedersela con La forma dell’acqua, di Guillermo del Toro e Black Panther.

courtesy: press office

A casa tutti bene, il film di Gabriele Muccino: trama

Una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le nozze d’oro dei nonni sull’isola dove si sono trasferiti a vivere. Un’improvvisa mareggiata blocca l’arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a restare bloccati sull’isola e a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, con gelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine.

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A casa tutti bene, il film di Gabriele Muccino: cast

Muccino, per il suo film corale, ha voluto alcuni dei più importanti attori del cinema nostrano: Stefano Accorsi (in questi giorni al cinema anche con Made in Italy, di Luciano Ligabue), Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Massimo Ghini, Sabrina Impacciatore, Gianfelice Imparato, Ivano Marescotti, Giulia Michelini, Sandra Milo, Giampaolo Morelli, Stefania Sandrelli, Valeria Solarino, Gianmarco Tognazzi.

L’intero cast sarà ospite durante la prima serata della 68ma edizione del Festival di Sanremo. Pierfrancesco Favino ci sarà nella doppia veste di “attore” e “conduttore” al fianco del Direttore Artistico Claudio Baglioni e di Michelle Hunziker.

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A casa tutti bene, il film di Gabriele Muccino: recensione

Non ce ne voglia Muccino, ma difficile uscire dalla sala senza una boutade in testa: “fatti non foste a esser come Scola“. Già perché il regista romano, alle soglie dei 51 anni, tenta un lavoro che vuole essere un omaggio al grande cinema italiano chiamando a sé alcuni degli interpreti che hanno prestato il volto a molti dei personaggi rimasti nell’immaginario collettivo: a cominciare da Sandra Milo e dalla Sandrelli, matriarca di una famiglia “disfunzionale” (parola che più volte durante la conferenza stampa regista e attori hanno ripetuto) che ha tra i suoi discendenti Gianmarco Tognazzi.

Sono tante le citazioni al cinema italiano, che amo profondamente. Sono citazioni volute e perseguite“, ha spiegato il regista. Ecco allora Io la conoscevo bene, La famiglia, Parenti Serpenti, Gruppo di famiglia in un interno e tanti altri che lo spettatore – soprattutto cinefilo – si divertirà a trovare qua e là nei 105 minuti in cui scorre la storia. Una storia affatto originale (basti richiamare alla memoria quell’incipit memorabile di Anna Karenina in cui il conte Tolstoj avvertiva che “Tutte le famiglie felici si assomigliano fra loro, ogni famiglia infelice è infelice a suo modo“) supportata però da buone prove di tutti gli attori, compresi i due giovanissimi Elisa Visari e Renato Raimondi, e un’ambientazione superba. Ischia permette a Tonino Zera (David di Donatello per le scenografie de La pazza gioia di Paolo Virzì) di scovare location splendide, selvagge e incontaminate, su cui padroneggia la casa di famiglia (la bellissima villa di Zaro) e il porto turistico di Sant’Angelo.

Alla moglie di Muccino, la costumista Angelica Russo, ormai sua storica collaboratrice, il merito di aver caratterizzato con precisione i vari personaggi. Plauso anche al direttore della fotografia, Shane Hurlbut, che regala luci calde e morbide alla pellicola. Per il resto, il film si trascina verso il suo finale senza nulla aggiungere a una tematica a lungo tratteggiata, come nulla aggiunge la chiosa del regista che avverte come abbia voluto “raccontare la società intera; perché quando la famiglia si allarga diventa una realtà tribale. Le dinamiche che vi si rinnovano e configgono al suo interno sono quelle che governano l’animo umano“.

Poca emozione, scarso trasporto, alcuna compassione per nessuno dei 14 adulti che si aggirano nella splendida villa a picco sul mare.

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