Brutte notizie per la maggioranza di Silvio Berlusconi: il referendum nucleare si farà, perché a deciderlo è stata la Cassazione. Si frantumano così le ipotesi del decreto Omnibus, firmato senza troppe opposizioni dal Presidente Giorgio Napolitano, che di fatto spostava il ritorno al nucleare di due anni pur di evitare l’interrogazione degli elettori alle urne.

La Cassazione ha accolto favorevolmente il ricorso del PD, trasferendo il nuovo quesito sul nucleare dalle vecchie norme ai commi 1 e 8 dell’articolo 5 del decreto Omnibus, con risultati pressoché identici per l’eventuale raggiungimento del quorum e del “Sì”.

Galleria di immagini: Sardegna quorum contro nucleare

Nei giorni scorsi grande ottimismo era stato manifestato dai rappresentanti del Pdl, certi che il nuovo decreto avrebbe allontanato lo spauracchio referendario. A ribadirlo è stato anche Roberto Formigoni ieri sera a “Ballarò“, dimostrandosi fiducioso verso le decisioni della Cassazione perché certo che, di fatto, l’Omnibus avrebbe reso inutile il referendum del 12 e 13 giugno. E, invece, ecco l’ennesima batosta per la maggioranza, dopo le elezioni amministrative dominate dal centrosinistra.

Le polemiche sul referendum contro il nucleare si sono accese subito dopo l’incidente di Fukushima, quando il Pdl, sull’onda emotiva dell’incidente Giapponese, ha sospettato che la tragedia potesse spingere i cittadini al raggiungimento del quorum. Un evento pericoloso per la maggioranza, perché il superamento del 50%+1 degli elettori potrebbe determinare anche l’eliminazione del “legittimo impedimento“, la norma tampone sui processi a carico di Silvio Berlusconi. E, proprio per questo, si è iniziata una neanche troppo velata campagna in favore dell’astensionismo, con un’informazione televisiva pressoché assente soprattutto sulle reti pubbliche.

Il primo test elettorale in Sardegna, tuttavia, ha dimostrato una larghissima partecipazione della popolazione, con un’affluenza record alle urne e il 98% dei “Sì” contro il ritorno all’energia dell’atomo. Insieme ai due quesiti già elencati, si voterà poi per l’acqua, un bene che alcune compagini politiche vorrebbero svincolare della sua essenza pubblica per favorire una distribuzione di mercato a tariffe privatizzate.