La sentenza 601 della Prima sezione civile della Corte di Cassazione potrebbe diventare un testo di portata storica. Invertendo l’onere della prova, infatti, stabilisce che sostenere – come taluni fanno – che sia dannoso per l’equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale è «un mero pregiudizio». Sono coloro che lo pensano, sostiene le sentenza, che devono dimostrarlo, perché al momento non ci sono prove al riguardo. Quindi, è sottinteso, non ci dovrebbero neppure essere ostacoli di tipo legislativo.

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Pari dignità a ogni tipo di famiglia. Così si può leggere e interpretare. Così hanno applaudito le associazioni e i movimenti che da anni cercano di portare avanti in Italia, cioè nella nazione più complicata al mondo dove farlo, un concetto che è di senso comune in molti paesi nostri vicini geograficamente o culturalmente (Spagna, Inghilterra, Olanda, Stati Uniti): una coppia omosessuale può crescere un bambino senza comprometterne lo sviluppo psico-fisico.

La vicenda che ha portato a questa sentenza è quella di un padre che ha cercato l’affidamento esclusivo del figlio accordato alla madre puntando sul fatto che questa era andata a convivere con un’altra donna. Il sempre citato articolo 29 della Costituzione (quello sulla società naturale fondata sul matrimonio) non è bastato però a dargli ragione.

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Facile immaginare le reazioni a una sentenza del genere. Massima felicità da parte della comunità omossessuale e dei simpatizzanti di questa causa, massimo sconcerto dal mondo cattolico.

Flavio Romani, presidente di Arcigay parla di sentenza storica:

«Quello di oggi è un pronunciamento istituzionale storico che dà un assist formidabile alla futura maggioranza per legiferare finalmente per il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la piena uguaglianza delle famiglie. in Italia esistono migliaia di figli e figlie di coppie omosessuali che sono discriminati per legge: è un orrore sociale e legislativo che va rapidamente superato.»

Dal canto suo, i vescovi hanno già alzato la voce, sottolineando – concetto di per sé giusto – che non si costruisce una società a colpi di sentenze. La Santa Sede, per voce dell’arcivescono Vincenzo Paglia, presidente del dicastero vaticano per la famiglia, è stata molto dura sostenendo che i figli non sono merce:

«Non si può considerare che come ho diritto a questo, ho diritto anche a quell’altro. Il bambino deve nascere e crescere all’interno di quella che, da che mondo è mondo, è la via ordinaria, cioè con un padre e una madre.»

Gli argomenti del mondo cattolico, soprattutto dei vertici, rappresentano esattamente ciò contro il quale si esprime la Cassazione: convinzioni senza basi scientifiche ma che pretendono di interpretare una supposta legge di Natura a cui si arriva “intuitivamente”. Queste per esempio le parole della Cei su Avvenire, il loro giornale:

«Il punto più sconvolgente della pronuncia è quando considera il bambino come soggetto manipolabile, attraverso sperimentazioni che sono fuori dalla realtà naturale, biologica e psichica, umana e che non si sa bene quanto dovrebbe durare. Ecco perché la sentenza di piazza Cavour lascia stupefatti quando cancella tutto ciò che l’esperienza umana, e con essa le scienze psicologiche, ha elaborato e accumulato in materia di formazione del bambino.»

Ora che succederà? In pratica, quasi nulla. In Italia le sentenze non fanno rigidamente giurisprudenza come in altri paesi, sono di orientamento (e bisogna dire che però i pronunciamenti che smontano l’attuale assetto cominciano ad essere molte), ma solo il Parlamento può legiferare in modo da cambiare lo stato attuale che impedisce matrimoni omosessuali e adozioni o riconoscimento di figli alle coppie dello stesso sesso. Quest’ultimo caso sarebbe il più urgente, visto che ormai è pratica diffusa e senza possibilità di interdizione quella delle coppie lesbiche di andare all’estero per trattamenti di fecondazione assistita e poi far nascere il figlio in Italia. Il genitore non biologico è per la legge del tutto invisibile, con grossi rischi in caso di morte dell’altro genitore.

La prossima legislatura sarà quella giusta per cominciare ad affrontare queste problematiche?

Fonte: Corte di Cassazione