Catia Polidori è sicuramente il personaggio politico più discusso della giornata. La deputata, con il suo voto controcorrente alle linee del FLI, ha contribuito alla riconferma del mandato di Silvio Berlusconi. Osteggiata sia alla Camera che dall’opinione pubblica, in entrambi i casi con epiteti irripetibili, la Polidori cerca di difendere la propria posizione. Smentendo, soprattutto, i legami con il gruppo CEPU.

Il nome della società di recupero universitario è emerso poco dopo il voto, quando si è sospettato che la parlamentare avesse ricevuto delle agevolazioni economiche in cambio della propria fedeltà a Berlusconi. A quanto dichiarato dalla stessa Polidori, tuttavia, non vi sarebbe nessun legame con CEPU, bensì solo un caso di omonimia:

Magari avessi a che fare qualcosa con loro. Sarei ricchissima e non dovrei preoccuparmi più di niente. E invece no. È solo un caso di omonimia locale. Si chiamano anche loro Polidori e sono i miei vicini di casa. Gli voglio molto bene, ma non siamo parenti. Nei piccoli paesi ci sono sempre tante famiglie che hanno lo stesso cognome, ma non hanno legami tra loro. Ecco, lo vorrei precisare perché su un sacco di giornali mi hanno chiamato addirittura Miss Cepu.

L’ex finiana spiega, inoltre, come la decisione di supportare il Governo sia stata presa esclusivamente per il bene della Nazione. Una scelta peraltro comunicata anzitempo sia a Gianfranco Fini che a Italo Bocchino. Nessuna dichiarazione, invece, è stata fatta sul supposto incontro con Silvio Berlusconi che, secondo i detrattori, avrebbe indetto una speciale riunione pre-voto per convincerla a tradire il proprio schieramento.

Di fronte a dichiarazioni così contrastanti, è difficile stabilire quale versione sia la più veritiera. Il voto della Polidori è stato davvero voluto per il bene del Paese oppure è stato generato da favoritismi extraparlamentari? L’unica cosa certa, al momento, è la scomoda posizione della deputata: dovrà unirsi al gruppo misto per poter continuare a presenziare alla Camera.