L’abuso di farmaci per combattere il mal di testa, quali antidolorifici e anti-infiammatori, può causare l’effetto contrario a quello desiderato: chi soffre di emicrania, uno dei tipi più dolorosi di cefalea, e prende troppi farmaci è a rischio. E in Italia il fenomeno comincia a essere preoccupante.

A fare il punto della situazione che lega l’abuso di farmaci alla cefalea sono gli specialisti che si sono riuniti al convegno dell’Anircef, l’Associazione neurologica italiana per la ricerca sulle cefalee. Spiega Eros Carmelo Malara, presidente del congresso, che tale meccanismo finisce col portare “alla cronicizzazione di una cefalea episodica. Vedo pazienti che arrivano ad assumere anche quindici antidolorifici al giorno in alcuni casi”.

Il problema però risiede nel fatto che più farmaci di questo genere si prendono, più si abbassa la soglia del dolore, creando così “un pericoloso circolo vizioso, perché il paziente, avendo una sopportazione minore, finisce per prendere ancora più farmaci. Tutto questo di solito accade quando manca la diagnosi e il parere di un medico”.

Una volta che si entra in questo circolo vizioso, è difficile liberarsi da tale dipendenza, e l’unico modo per uscirne sarebbe il ricovero in ospedale, “sottoponendo i pazienti ad alcuni farmaci per endovena, in modo da disintossicarli o disabituare il loro organismo al bisogno dei farmaci di cui hanno abusato”.

In Italia ogni anno l’incidenza di nuovi casi di emicrania è pari al 12% in più, e le donne in età fertile ne soffrono quattro volte più degli uomini.