Secondo un recente censimento sanitario, in Italia gli affetti da celiachia – un’intolleranza cronica al glutine – sono vertiginosamente aumentati. Non solo: le donne sembrerebbero le più colpite, a causa della componente autoimmune della malattia.

Solo nell’ultimo anno i casi di celiachia hanno visto un incremento del 10%. Si è valutato che l’1% della popolazione italiana è colpita da morbo celiaco, arrivando a stimare circa 600 mila malati. Tuttavia soltanto 120 mila persone avrebbero svolto tutte le analisi del caso e sarebbero arrivate a una diagnosi certa di celiachia.

Ben 4 italiani su 5 ignorano di essere celiaci. La maggior presenza di celiaci diagnosticati è in tre regioni italiane: la Campania, il Lazio e la Lombardia, con una percentuale di malati che va dall’11 al 15%. Il motivo del ritardo o dell’assenza della diagnosi è da ascrivere a molteplici cause.

Un primo problema è legato alla riconoscibilità della malattia; i sintomi della celiachia, infatti, possono essere scambiati per quelli di altre malattie. La celiachia può portare a disturbi vari, quali calo del ferro e anemia, malassorbimento, malattie della pelle, astenia, dolori addominali, sintomi che potrebbero trarre in inganno sia medico che paziente. In altri casi la celiachia rimane latente, priva di sintomi effettivamente visibili, ma in grado di causare ugualmente problemi e danni al fisico.

In secondo luogo, la prassi per diagnosticare la malattia è molto lunga. Infatti, la celiachia emerge solo dall’incrocio di tre esami precisi: la gastroscopia con biopsia dei villi intestinali; analisi genetiche e dosaggio di anticorpi.

Tuttavia questi elementi non sempre rendono subito visibile la malattia e anche la positività di uno dei tre esami non comporta affatto l’essere celiaci; il problema dei gastroenterologi è non solo quello di essere certi della celiachia, ma anche quello di non confonderla con altri tipi di intolleranze alimentari e allergie.

Tuttavia il dato sconcertante riguarda il rapporto tra malattia e sesso. Dei 120 mila diagnosticati, oltre 86 mila sono donne. Appare evidente che la celiachia colpisce maggiormente il sesso femminile. Perché?

La motivazione deriverebbe dalla caratteristica autoimmune della malattia. Le malattie autoimmuni sono solitamente mediate da fattori ormonali. A quanto pare l’assetto ormonale femminile predispone alle malattie autoimmuni. Gli ormoni femminili, infatti, rendono più facili alcuni tipi di infiammazioni e di aggressioni al sistema immunitario.

La cosa non è affatto da sottovalutare. La donna celiaca può avere a che fare con un gran numero di problemi legati alla sua particolare fisiologia. Infatti, una grave celiachia può ritardare la comparsa del menarca, può far sparire del tutto le mestruazioni, può portare all’infertilità – che, comunque, colpisce anche gli uomini celiaci – e alla tendenza all’aborto spontaneo.

L’importanza della diagnosi è vitale. Una celiachia non diagnosticata non solo può far insorgere altre malattie – dalle neoplasie alle disfunzioni dell’apparato endocrinologico – ma impedisce di vivere in modo “normale”, visti tutti i problemi quotidiani, alimentari e non, che la malattia può comportare.

Se insorgesse la celiachia, per vivere bene basterebbe seguire una dieta senza glutine, che permetterebbe di eliminare ogni tipo di problema, compresa l’infertilità.

La cosa non è affatto invalidante. Ormai la società è sensibilizzata. Il Ministero della Salute ha stanziato un fondo di oltre due milioni di euro per introdurre cibi senza glutine nelle mense degli ospedali e in quelle scolastiche. Inoltre, un celiaco accertato può usufruire di un buono mensile per l’acquisto di cibi gluten-free in farmacia. Al che si aggiunga che ormai anche molti alberghi, ristoranti e pasticcerie garantiscono un menu senza glutine per i celiaci.

Fonte: Ansa.