È nello studio delle cellule staminali il progresso della scienza di questi ultimi tempi, e nelle capacità che queste hanno di risolvere diversi problemi e patologie. Le ultime novità in tema di ricerche, infatti, rivelano che tali cellule hanno la particolare caratteristica di moltiplicarsi e differenziarsi, per essere in grado di ricostruire tessuti del corpo umano, come quelli intestinali, del sistema nervoso e della pelle, o anche sangue, cartilagini e ossa.

Ma la grande innovazione, ufficializzata in Italia da qualche mese, sta nella possibilità di ciascuna mamma di poter conservare le staminali presenti nel cordone ombelicale e nel liquido amniotico che si formano durante la gravidanza. Senza nessun pericolo infatti per la propria salute e per quella del proprio bambino, ogni mamma può decidere di donare la vita due volte. Le cellule in questione, per molto tempo patrimonio biologico ignorato, possono quindi essere mantenute. Sarà poi ogni genitore a decidere se farne un uso allogenico, cioè donarle per aiutare persone diverse, o personale, tenerle per eventuali necessità dello stesso bambino donatore o di persone consanguinee.

Per quali patologie in particolare sono adatte le cellule staminali? È importante sapere che il sangue residuo del cordone ombelicale e della placenta è fonte di cellule cosiddette “emopoietiche” (che formano globuli rossi, globuli bianchi e piastrine), molto simili a quelle del midollo osseo, adatte per essere trapiantate nei bambini e utilizzabili per la ricostruzione del midollo stesso, ovviamente dopo averne accertato la compatibilità tra donatore e ricevente.

Dopo qualche settimana dall’intervento, infatti, sono in grado di generare un nuovo midollo, sano ed efficiente, in maniera del tutto spontanea. Malattie del sangue quindi anche molto gravi, quali ad esempio la stessa leucemia, che danneggiano il midollo rendendolo incapace di produrre sangue, possono essere curate grazie a questa scoperta scientifica. Ma maternità e solidarietà diventano esperienze indissolubili se si tratta di malattie ereditarie, per cui mamma e figlio hanno lo stesso patrimonio genetico e non possono utilizzare le proprie cellule, ma soltanto quelle provenienti da altri bambini.

È possibile però ad oggi effettuare la donazione soltanto in determinate strutture, accreditate dal nostro Ministero della Salute.