Un fenomeno allarmante in Italia, quello dell’abusivismo edilizio, segnalato dal dossier ”Terra Rubata – Viaggio nell’Italia che scompare” presentato di recente da FAI e WWF.

Il cemento, stando ai dati del dossier, ruba 75 ettari di territorio, nel quale sono compresi tesori naturalistici e paesaggistici, terreni agricoli e spazi di aggregazione sociale. L’indagine è stata condotta su 11 regioni italiane (pari al 44% del territorio nazionale), dove negli ultimi 50 anni la superficie urbana si è moltiplicata di 3,5 volte, aumentando di quasi 600mila ettari.

La superficie edificata è aumentata perfino nelle aree che si sono spopolate a causa dell’emigrazione. La cementificazione selvaggia è un vero e proprio attacco al paesaggio, aggravato alla piaga cancrenosa dell’abusivismo edilizio, favorito naturalmente da tre diversi condoni che non fanno altro che incoraggiare gli abusi, visto che riescono a rimanere puntualmente impuniti.

Aree protette e attività contadine: tutte realtà a rischio. Senza contare le cave, che rappresentano un grande rischio con l’escavazione di milioni di tonnellate di inerti e di argilla, calcare, gessi e pietre ornamentali e un’aggressione continua al territorio. Le associazioni, per sanare una piaga che non riesce a rimarginarsi o che non si tenta di rimarginare per evidenti cause speculative, indicano una serie di misure urgenti per fermare il consumo di suolo. Tra i provvedimenti richiesti, l’introduzione di “severi limiti all’urbanizzazione nella nuova generazione di piani paesistici e, in attesa della loro definitiva redazione, la richiesta di una moratoria delle nuove edificazioni su scala comunale”.

Il WWF e il FAI, inoltre, chiedono un censimento degli effetti dell’abusivismo edilizio su scala comunale e invitano a dare priorità al riuso dei suoli, anche utilizzando la leva fiscale. I Cambi di Destinazione d’Uso, invece, dovrebbero essere concessi solo se rispettano le pianificazioni in materia di ambiente, paesaggio e viabilità. E infine chiedono la tutela delle coste e, allo scopo, di estendere da 300 a 1000 metri dalla linea di battigia il margine di salvaguardia e di proteggere anche il corso dei fiumi con l’abbattimento degli immobili situati nelle aree a rischio idrogeologico. Sarà una ricetta miracolosa per combattere l’abusivismo edilizio?…