Siamo cresciuti di 2,4 milioni di persone in dieci anni, grazie agli immigrati, triplicati a un ritmo 15 volte superiore a quello degli italiani rispetto all’intera storia unitaria. L’Istat ha cominciato a pubblicare i primi dati della gigantesca fotografia scattata il 9 ottobre del 2011, e ne esce un paese dove il censimento della popolazione straniera è fondamentale per comprendere il nostro futuro.

Secondo gli esiti del censimento, durante il decennio 2001-2011 la popolazione straniera abitualmente dimorante in Italia è triplicata, passando da poco più di 1 milione 300 mila persone nel 2001 a circa 3 milioni 770 mila (dato provvisorio). Contestualmente è aumentata l’incidenza relativa degli stranieri sul totale della popolazione residente, da 23,4 stranieri per mille censiti a 63,4.

Poco meno della metà dei cittadini stranieri risiede nei comuni piccoli (fino a 20.000 abitanti), con quote superiori al 50 per cento nell’Italia nordorientale e in quella meridionale. Nei comuni di maggiori dimensioni (con più di 100.000 abitanti) vive poco più di un quarto degli stranieri. L’incidenza più elevata degli stranieri sul totale della popolazione si rileva nei comuni più grandi, circa 74 stranieri ogni mille abitanti, ma con grandi differenze geografiche: 109,6 ogni mille abitanti nel Nord-ovest, 18 ogni mille abitanti nell’Italia meridionale.

Dire italiani e famiglie significa spesso dire anche case: rispetto a dieci anni fa, sono stati censiti 14.176.371 edifici, l’11 per cento in più rispetto al 2001, e 28.863.604 abitazioni. Ci sono un milione e mezzo di occupanti case in più rispetto al 2011, con un aumento del 5,8 per cento. Segni della crisi? Basta una dato: sono triplicate le famiglie che vivono in baracche, roulotte o tende, ben 71.101.

Nel complesso, l’Italia è abitata da 59.464.644 individui, dei quali 28.750.942 maschi e 30.713.702 femmine. La popolazione residente si distribuisce per il 26,5 per cento nell’Italia Nord-Occidentale, per il 19,3 per cento nell’Italia Nord-Orientale, per il 19,5 per cento in quella Centrale, per il 23,5 per cento nell’Italia Meridionale e per il restante 11,2 per cento in quella Insulare.

Fonte: Primi risultati del Censimento