Da Nilla Pizzi a Marco Carta. La storia del Festival di Sanremo è sempre stata un evento mediatico, sebbene le prime edizioni, fino al 1955, non andarono in onda in TV, ma solo in radio. Sul palco dell’Ariston hanno sfilato cantanti, ma anche presentatori, attori, figli d’arte, personaggi di rottura e, naturalmente, polemiche.

Abbiamo assistito al cambiamento delle melodie, del modo di percepire la musica, ma anche a nuovi fenomeni di costume: pensiamo a quanti, esordendo a Sanremo, hanno scritto il loro nome nella storia. Viene da pensare a Vasco Rossi, arrivato penultimo con la sua bellissima “Vita spericolata”, ma divenuto col tempo un’icona della musica.

Proprio le esibizioni di Rossi sono annoverate negli annali, come provocatorie nell’uso scorretto, e voluto, del playback e negli abbandoni del palcoscenico. Anche i Placebo, ospiti stranieri, giocarono con il playback e ruppero una chitarra su un amplificatore generando numerose polemiche.

Il ruolo della televisione è sempre stato preponderante, soprattutto nella scelta della conduzione. Solitamente, infatti, gli ascolti hanno premiato i più amati dai telespettatori e i loro ospiti, al di là della riuscita canora della manifestazione nel suo complesso. Celebri restano la tante edizioni, presentate dai mostri sacri della conduzione televisiva, l’indimenticato Mike Bongiorno e Pippo Baudo in testa. Nelle ultime edizioni, tra gli altri, valletti e vallette “di rottura” sono stati l’attrice Veronica Pivetti, il comico Piero Chiambretti o il premio Nobel Renato Dulbecco.

Sicuramente, nel cuore di ognuno di noi esiste un’edizione preferita, la più triste, come quella in cui trovò la morte Luigi Tenco, o la più discussa come quando trionfarono i Pooh, o la più strana nella pantomima di Rino Gaetano. Nell’immaginario collettivo, Sanremo ha contribuito a creare delle etichette. Per tutti, Toto Cutugno è l’eterno secondo, mentre quando leggiamo i nomi dei partecipanti ognuno scommette su quello che sarà il premio della critica. Possiamo odiarlo, evitare di guardarlo, ma il festival ha un fascino sempreverde che resiste al tempo. Da ben sessant’anni.