Non hanno un impiego e non si preoccupano di cercare lavoro: si chiamano inattivi e, solo in Italia, sono oltre tre milioni. Una cifra, resa nota dall’Istat, che appare ancora più drammatica se confrontata con quanto accade negli altri paesi della UE.

Oltre ai disoccupati, quindi, il nostro paese deve far fronte all’esercito di inattivi che hanno smesso di cercare lavoro, stanchi di inseguire un impiego, ma non per questo non disposti a lavorare qualora gliene venisse offerto uno. La maggior parte degli scoraggiati sono donne e giovani under 30, mentre un quinto è in possesso di una laurea.

Si tratta di dati Istat relativi al 2010, che rendono noto come la media europea degli aspiranti lavoratori che hanno perso la speranza corrisponda al 3,5 per cento, mentre in Italia questo valore sale fino all’11,1 per cento.

C’è quindi una netta distinzione tra i disoccupati, che attualmente sono oltre due milioni, e gli inattivi, individui senza impiego che si sono però arresi nella ricerca, il cui numero è pari a circa due milioni e ottocento. Sommando le due cifre scaturisce un ritratto alquanto preoccupante relativo alla situazione lavorativa italiana.

Ancora più sorprendenti sono i dati che riguardano i giovani con meno di 30 anni: un buon 30 per cento, infatti, non ha lavoro e neanche lo cerca più. Ad arrendersi a questa realtà che evidentemente fa perdere le speranze di trovare un’occupazione, anche a causa delle sempre maggiori difficoltà nel conciliare lavoro e famiglia senza aiuti e senza la possibilità di ottenere la necessaria flessibilità, sono sei donne su dieci.

Fonte: La Stampa