Facebook fa parte delle nostre vite in maniera inscindibile: tutto passa attraverso il social network, anche il cercare lavoro. Ed è proprio cercare lavoro la cosa che meno va a braccetto con Facebook e con i social network a esso simili. La vetrina in cui ci si espone può essere infatti deleteria per chi è in cerca di occupazione.

Quando si pubblica qualcosa su Facebook, non tutti pensano alle conseguenze globali che la tal cosa può avere: in fondo, il social network è una piazza pubblica, in cui le informazioni corrono in maniera più capillare e più veloce che in una normale piazza. Si è tutti insieme e si rivelano tranquillamente fatti privati della propria vita.

I recruiters e gli addetti alle risorse umane sempre più spesso si avvalgono di Facebook e delle vetrine virtuali per avere informazioni più complete sul candidato, informazioni che nel curriculum vitae di solito non trovano spazio.

È indubbio che la cosa più assennata da fare sarebbe non riversare su Facebook tutto ciò che si fa o che si pensa: creare un personale Grande Fratello minuto per minuto, dire a quale festa si è andati, quante fidanzate o quanti fidanzati si sono avuti, fare la cronistoria della propria gravidanza sono cose che in generale e non solo in ambito lavorativo possono essere percepite come esagerate e fuori luogo.

Inoltre, bisogna sempre controllare le impostazioni sulla privacy. Solo con una loro buona organizzazione ci si potrà proteggere da occhi indiscreti o comunque cercare di filtrare i contatti più stretti e fidati con cui si vuole realmente comunicare.

Perché tutto questo? Perché i recruiters, scandagliando i profili dei social network, si concentrano su alcune informazioni in particolare.

Il 49 per cento guarda foto o contenuti inappropriati; il 45 per cento controlla se il candidato beve o fa uso di droghe. Il 35 per cento, invece, si concentra sulle capacità comunicative della persona, controllandone la qualità e la forza entro i pochi caratteri a disposizione.

Il 28 per cento controlla se, tra gli aggiornamenti di stato, vi siano frasi discriminatorie nei confonti di altre eprsone. Il 22%, infine, fa un controllo incrociato tra il curriculum e il profilo Facebook per vedere se si è mentito su competenze ed esperienze.

Tre sono i social network più utilizzati: Facebook, Twitter e LinkedIn. Facebook è sicuramente il più visitato da parte dei recruiters – ben il 65 per cento delle ricerche viene effettuato sul social network di Zuckerberg. LinkedIn, invece, social realizzato appositamente per i contatti lavorativi, è visitato un po’ meno, circa il 63 per cento: dato di grande rilevanza. Ciò significa che gli addetti alle risorse umane che cercano per il Web notizie sui candidati preferiscono avere informazioni riguardanti prevalentemente la vita al di fuori del lavoro.

Twitter, invece, è seguito solo per il 16 per cento: è un social network molto più caotico, col quale rimane più complesso ricostruire un’immagine e una storia precise del candidato.

Fonte: Shine