Rigore e creatività si sostengono imprescindibili nella sfilata Chanel Haute Couture Autunno-Inverno 2018/19, ennesima prova – ed ennesimo successo – di un Karl Lagerfeld sempreverde. La terza giornata della settimana parigina dedicata alla Haute Couture si apre con una lezione di storia della moda che il Kaiser ha impartito al Fashion System tutto.

Dopo le infinite variazioni Givenchy, Cristian Dior, Schiaparelli e Giambattista Valli, è il giorno di Chanel, del tweed e del tailleur, della petite robe noir e delle piume, delle perle e delle camelie.

Lagerfeld dimostra ancora una volta – se ce ne fosse bisogno – che solo conoscendo le regole si possono rompere gli schemi. L’Haute Couture? “Il massimo lusso che trascende le mode e attraversa il tempo”, fa notare.

Ed è attraverso una passeggiata sul lungo Senna, abilmente ricostruita nel Grand Palais con tanto di edicole verdi con riviste d’epoca (molte dedicate a Coco Chanel, ça va sans dire), che il designer ha mostrato le 67 silhouette altrettanto abilmente confezionate dalle sapienti mani delle première dell’atelier di Rue Cambon e di quelle galassia di artigiani note come Maison Métiers d’art di Chanel (o specialista dei fiori e della piuma Lemarié, il calzolaio Massaro, le ricamatrici Maison Lesage e Montex, il modista Maison Michel, il guantiaio Causse e il plisseur specialista Lognon).

I numeri d’altronde, svelati per la prima volta dopo più di 100 anni solo qualche giorno fa, sono dalla parte di Chanel: nel 2017 i ricavi sono cresciuti dell’11%, sfiorando i 10 miliardi di dollari; l’utile operativo è arrivato a 2,7 miliardi (+22,5%), con un debito netto risibile, 18 milioni.

Insomma, un successo dovuto anche a una strategia di marketing impareggiabile, che trova nelle tante ambassador della griffe uno dei punti di forza (ultima entrata nella galassia in ordine di tempo, Penelope Cruz).

Così, Caroline de Maigret, Stella Tennant, Elisa Sednaoui, Lily Allen sono solo alcune delle celebrities sedute nel front row ad applaudire la collezione.

Tessuti eterei destinati a abiti e camicette o altri tessuti più su misura come i tweed tanto cari a Mademoiselle Coco hanno sfilato accanto ad abiti sartoriali, strutturati con tagli complessi.

(Foto: Getty Images)

Ad aprire la sfilata Vittoria Ceretti, volto da tempo molto amato dalla Maison, con un severo tailleur grigio, giacca tre quarti e gonna alla caviglia: inaspettata la chiusura lampo sulle maniche, a mostrare la fodera in tweed, e il profondo spacco che tradisce la presenza di short ton suo ton. Come a dire: il rigore si fa rock, anzi rockabilly, visto il ciuffo alla Elvis di molte delle modelle.

Foto: Chanel.it

Declinato in svariate possibilità, il completo giacca-gonna si fa ora lungo ora corto, cambiando il rapporto tra le lunghezze e le forme, tra i tessuti e i decori.

(Foto: Getty Images)

Per la sera, l’abito si fa prezioso, con una cascata di piume o di paillettes, con sete trasparenti o sontuosi velluti: lungo, a peplo, a palloncino, senza maniche, con spalla squadrata o tonda, con collo alla coreana o a barchetta e via in quella molteplicità di intenti tra cui Karl Lagerfeld sa muoversi così a suo agio.

(Foto: Getty Images)

(Foto: Getty Images)

Chiude una sposa in turchese, nuance leitmotiv di queste prime giornate nella Ville Lumière: vero simbolo della collezione, lineare e lussuoso, comodo come sarebbe piaciuto a Mademoiselle, prezioso come Haute Couture impone.

(Foto: Getty Images)

Galleria di immagini: Chanel Haute Couture Autunno-Inverno 2018/19, le foto