Vivere bene e a lungo, preservando il proprio equilibrio. Questa, in sintesi, la filosofia vincente della cucina macrobiotica, il cui nome deriva dal greco Makros (grande, lungo) e Bios (vita). Un regime alimentare particolare che può rivelarsi estremamente utile per porre rimedio ai più comuni errori nutrizionali che a loro volta ingenerano sovraccarichi alimentari.

Per vivere bene è necessario trovare un corretto equilibrio tra il mondo esterno e quello interiore, evitando di eccedere a tavola con {#alimenti} insani e utilizzare il cibo come valvola di sfogo. Per prima cosa, occorre chiarire che la cucina macrobiotica non ha regole fisse, in quanto connotata da una continua ricerca.

Per mettere in atto questa pratica alimentare bisogna imparare a conoscere il cibo, partendo dall’alimentazione integrale: infatti ogni alimento integrale è una combinazione unica di oligoelementi, vitamine naturali, biostimoline e acidi grassi insaturi. Gli alimenti integrali e naturali sono preziosi per il nostro organismo in quanto contengono diversi fattori di crescita con una specifica funzionalità.     

Per stare bene dobbiamo evitare il cibo lavorato, sottoposto a raffinazione e perciò privato dei suoi componenti naturali. Nutrirsi con alimenti raffinati a lungo andare altera il nostro processo digestivo. Viceversa, la cucina macrobiotica predilige gli alimenti naturali, provenienti possibilmente da coltivazioni biologiche (quelle prive di concimi chimici, diserbanti e anticrittogamici tossici).

I condimenti fondamentali nella cucina macrobiotica sono il sale e l’olio: si tratta però di sale marino integrale (ricco di sali minerali facilmente assimilabili dal nostro organismo) e di olio extravergine di oliva ottenuto da prima spremitura a freddo.   

Nella macrobiotica, gli {#alimenti} si suddividono in cibi Yin e Yang: i primi contengono più potassio, hanno sapore dolce o piccante e un più alto grado di acidità; i secondi contengono più sodio, hanno sapore salato (poco dolce o piccante) e un più alto grado di alcalinità. Attenzione: la macrobiotica non è solo una variante della vegetariana e non esclude il consumo saltuario di pesce e altri organismi di origine marina.

Tra gli alimenti più noti della tradizione macrobiotica giapponese troviamo il miso (a base di soia fermentata e cereali), il tofu (formaggio di soia), la salsa di soia, le radici conservate e le alghe marine. Le modalità di cottura ottimali sono quelle a vapore o al forno, e per la dolcificazione si predilige lo zucchero di canna o i composti dolci come lo sciroppo d’acero o di riso. Niente caffè e tè tradizionali: al loro posto, caffè d’orzo e tè verde.

Per cucinare le pietanze elencate restando davvero fedeli alla tradizione macrobiotica, occorre utilizzare qualche piccolo accorgimento: lavare accuratamente cereali, legumi, alghe e ortaggi; sfregare sotto l’acqua corrente con uno spazzolino di setole naturali le radici e le verdure che crescono a livello del suolo. Vanno invece lavate normalmente con acqua fredda le altre verdure. Le alghe possono essere pulite con acqua fredda o lasciandole a bagno per farle ammorbidire.

Dopo un pranzo o una cena rigorosamente macrobiotica, l’ideale è mantenere questo spirito rispettoso della natura anche al momento del lavaggio dei piatti: si può allora usare un detersivo biodegradabile oppure succo di limone con acqua calda. Il pianeta ve ne sarà grato.